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Politica

“Spendiamo troppi soldi” E ora Trump pensa al disarmo

Che cosa è successo dopo il G20 in Argentina? Innanzitutto, il presidente americano Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping hanno temporaneamente sospeso la loro guerra commerciale. Nei prossimi novanta giorni entrambe le parti negozieranno numerose questioni relative...

Che cosa è successo dopo il G20 in Argentina? Innanzitutto, il presidente americano Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping hanno temporaneamente sospeso la loro guerra commerciale. Nei prossimi novanta giorni entrambe le parti negozieranno numerose questioni relative al commercio e alla sicurezza. Ciò ha stimolato l’ottimismo tra gli investitori internazionali, nella speranza che un grande accordo aiuterà a superare le differenze strutturali tra Washington e Pechino e a porre fine alla guerra dei dazi tra le due potenze.

Tra le dichiarazioni più sorprendenti del presidente Trump negli ultimi giorni, però, c’è quella sugli armamenti. “Sono sicuro – ha sottolineano il presidente Usa in un tweet – che, ad un certo punto nel futuro, il presidente Xi e io, insieme a Putin, inizieremo a parlare di un significativo alt a quella che è diventata una grande e incontrollabile corsa alle armi. Gli Usa hanno speso 716 miliardi di dollari quest’anno. È folle!”.

Il tweet di Trump sul disarmo

Da un lato, la dichiarazione del presidente Usa sul disarmo appare quantomeno sconcertante. È stato proprio The Donald, infatti, a firmare lo scorso agosto il testo della legge che approva un budget di 716 miliardi di dollari (pari a 627 miliardi di euro) per le spese militari del prossimo esercizio fiscale 2019. All’epoca, Trump sosteneva che l’aumento delle spese doveva fornire alle forze armate statunitensi risorse “migliori di qualsiasi altro esercito sulla terra”. Nell’anno precedente, Trump aveva proposto un aumento del budget di quasi il 10%, pari a 54 miliardi di dollari.

Commentando l’uscita di Trump, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Geng Shuang ha sottolineato che la Cina è impegnata sulla via della pace. “Non abbiamo mai partecipato a nessun tipo di corsa agli armamenti e non costituiamo alcuna una minaccia per nessun Paese”, ha detto. Ciò nonostante, a marzo, la Cina ha annunciato un aumento dell’8,1% nelle spese militari, il più grande aumento in tre anni, alimentando un ambizioso programma di modernizzazione del comparto militare che ha innervosito i suoi vicini, in particolare il Giappone e  naturalmente Taiwan.

Verso un mondo multipolare

Difficile prevedere se il controverso tweet di Trump sia frutto di una reale strategia o sia una dichiarazione un po’ improvvisata, che lascia il tempo che trova. Certo è che la dichiarazione del volubile presidente americano lascia trasparire la natura dell’odierno ordine internazionale multipolare (o tripolare) e la fine dell’egemonia liberale nata alla fine della Guerra Fredda. 

Negli anni ’90, infatti, con il collasso dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti erano rimasti senza reali contendenti che ne potessero minare la leadership globale. Ora, come testimonia il tweet di Trump, ci stiamo sempre più avvicinando a un’ordine mondiale nel quale Usa e Cina (e poi Russia) sono destinate a rivaleggiare su vari fronti – dal commercio passando al Mar Cinese Meridionale e Taiwan. Da Pechino e Washington dipenderanno, sempre di più, le sorti dell’umanità. 

Come spiega Paul J. Smith su The National Interest, “gli Stati Uniti e la Cina sono due dei principali pilastri globali mondiali di stabilità e prosperità. È una relazione bilaterale senza confronti. Nessuna delle grandi sfide di questa epoca – proliferazione nucleare, cambiamenti climatici e terrorismo – sarà gestita o risolta senza il coinvolgimento attivo di entrambi i Paesi”.

Relazioni sempre più difficili

Nelle relazioni tra le due potenze, quella che verrà, sottolinea l’esperto “sarà la fase probabilmente più difficile. Man mano che cresce lo scontro su varie questioni, le tensioni nasceranno in modi sorprendente e talvolta scioccante. Ciò non significa necessariamente che sarà un disastro totale” almeno “finché entrambe le parti riconoscono i pericoli e mostrano la volontà di impegnarsi in una diplomazia attiva e in compromessi occasionali”. La strada da percorrere non sarà facile, prosegue “ma il destino della pace mondiale e della prosperità globale dipende dalle relazioni costruttive tra Stati Uniti e Cina”.

Ciò nonostante, come sottolinea Joseph Nye su Project Syndicate, “né la Cina né gli Stati Uniti costituiscono una minaccia per gli altri come lo costituivano la Germania di Hitler o l’Urss di Stalin. La Cina non invaderà gli Stati Uniti, e non è in grado di espellere gli Stati Uniti dal Pacifico occidentale, dove la maggior parte dei paesi è favorevole alla loro presenza. Il Giappone copre quasi tre quarti del budget necessario per mantenere 50mila truppe statunitensi sul territorio”. 

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