Pochi giorni fa, la Disney annunciava un aumento record del fatturato e dei profitti, grazie ai parchi tematici e oggettistica stimolati da successi al botteghino con film come Ant-Man and tue Wasp e Incredibles 2. La multinazionale, che negli ultimi dieci anni ha rilevato anche Marvel e LucasFilm (ossia Star Wars) ha realizzato profitti pari a quasi 12.6 miliardi con entrate per 59.4 miliardi di dollari. Un vero e proprio record in attesa di lanciare Disney Plus, il nuovo servizio streaming che farà la guerra al colosso Netflix.
Tutto, insomma, sembra andare a vele spiegate per la compagnia californiana fondata nel 1923 dai fratelli Walt e Roy Oliver Disney. Un problema, come racconta il Wall Street Journal, la Disney in realtà lo ha e riguarda le principesse: come aggiornare l’immagine dei personaggi femminili nell’epoca del #MeToo senza alienarsi l’affetto del pubblico più tradizionale e storico? È lo psico-dramma che sta vivendo la multinazionale in queste ore, impegnata a dare una nuova immagina alle sue beniamine.
Personaggi femminili più forti e indipendenti
Come spiega il Wall Street Journal, per quasi 20 anni, i dipendenti della Disney hanno discusso in che modo l’azienda avrebbe dovuto spingersi per aggiornare le sue eroine e adattarle all’età moderna del politicamente corretto imperante. Il dubbio che assale la compagnia è cruciale: come modificare il carattere delle principesse senza alienare i milioni di fan che sono cresciuti con Biancaneve e le altre principesse? Miliardi di dollari di entrate, bambole, sequel, spettacoli teatrali e abiti, sono appesi a un giusto equilibrio. Apportare dei cambiamenti a un’industria che vale milioni di dollari è rischioso.
Perché, come sottolinea il Wsj, a parlare sono le cifre. Nel 2000, le vendite per divisione dedicata alle principesse valevano 300 milioni di euro. Entro il 2009, avevano raggiunto 4 miliardi di dollari. Disney sviluppa e gestisce personaggi come Mulan o Rapunzel in modo simile al modo in cui Apple Inc. gestisce i nuovi modelli di iPhone: un processo segreto a cui lavorano quasi due dozzine di dipendenti alla ricerca del giusto mix di tradizione e modernità.
Le polemiche contro i personaggi Disney: “Diseducativi”
A spingere la Disney verso il politicamente corretto sono però le critiche, che nell’era del #MeToo assumono una forza implacabile. Alcuni, come l’attrice Kristen Bell, voce di Anna nel film Frozen – si chiedono se, per esempio, sia accettabile che un principe possa baciare la bella addormentata, dato che quest’ultima sta dormendo. “Cenerentola”, poi, è l’immagine del film antiquato, sessista e reazionario per eccellenza, con la principessa che si sottrae alla matrigna grazie a un principe, bello e ricco, con il quale si sposa dopo averci ballato per meno di due minuti e parlato pochissimo. Senza contare la sindrome di Stoccolma che colpisce Belle di “La Bella e la Bestia”, che s’ innamora del suo rapitore. Ossessioni sempre più pronunciate e concrete dopo le marce delle donne a Washington e la campagna #MeToo, della quale Disney tiene conto.
La polemica che ha fatto più discutere però l’ha sollevata Keira Knightley (Star Wars, I Pirati dei Caraibi), che qualche settimana ha dichiarato in un’intervista di aver bandito, a casa alcuni film della Disney: “Cenerentola è vietata! Perché lei aspetta di essere salvata da un uomo ricco. Assolutamente no, ovviamente devi salvarti da sola. Ed inoltre c’è uno che mi dispiace tanto aver bandito perché lo adoro: La Sirenetta. Voglio dire, le canzoni sono stupende, però non si può rinunciare alla propria voce per un uomo. Dai sul serio?”.
Così la Disney si piega al politicamente corretto
E così, addio a principesse indifese, buone e luccicanti, sì a donne indipendenti, forti, che non hanno bisogno del principe azzurro che le venga a salvare. Il film Aladdin, prodotto e distribuito dalla Walt Disney e girato da Guy Ritchie, adattamento live-action dell’omonimo film d’animazione del 1992, eleverà il ruolo di Jasmine rispetto alla versione precedente. Sorte simile per il live-action su Mulan, attualmente in produzione e in uscita per il 2020, che vedrà l’attrice protagonista Liu Yifei nei panni di una giovane donna che si traveste da uomo per partecipare a una battaglia.
Nel film nuovo film d’animazione Ralph spacca Internet, sequel del film del 2012, tutte le principesse Disney – Biancaneve, Cenerentola, Aurora, Ariel, Belle, Jasmine, Pocahontas, Mulan, Tiana, Rapunzel, Merida – vengono riunite in una stanza, abbandonando gli abiti a cui ci hanno abituati. Quindi spazio a look casual, fatto di magliette e tute da ginnastica. Alle paladine del #MeToo, insomma, le principesse, colpevoli testimoni conservatrici e reazionarie di un tempo che non esiste più, proprio non piacciono. Alle bambine di tutto il mondo, chissà…
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