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Politica

Per l’Italia adesso sorge il dilemma del Qatar in Libia

In un modo o nell’altro, quando di mezzo c’è il ruolo di mediatori in Libia, è quasi fisiologico che qualcuno alla lunga rimanga scontento. E per l’Italia, proprio in merito al dossier libico, è alto il rischio che, riparata la...

In un modo o nell’altro, quando di mezzo c’è il ruolo di mediatori in Libia, è quasi fisiologico che qualcuno alla lunga rimanga scontento. E per l’Italia, proprio in merito al dossier libico, è alto il rischio che, riparata la posizione in un verso, sull’altro versante arrivino invece grane e mal di pancia. La polemica della Turchia, che a Palermo ha lasciato anzitempo il summit, la si può vedere anche in questa ottica.

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Ma, in un senso ancora maggiore, il rischio attuale più concreto per l’Italia è il dover rimanere in ottimi rapporti sia con l’area di riferimento della Turchia, ossia i Fratelli Musulmani, e sia con Haftar che al contrario invece è nemico giurato del movimento islamista. Le rogne per Roma potrebbero arrivare soprattutto per i suoi rapporti con Doha. 

Il sostegno di Turchia e Qatar ai Fratelli Musulmani

Nel giugno 2017 è stato il Qatar ad avere bisogno: i Saud, assieme agli alleati del Golfo, hanno più o meno improvvisamente imposto un embargo al piccolo emirato che si è visto chiudere frontiere e spazio aereo. Tra i primi ad arrivare in soccorso di Doha, è stato il presidente turco Erdogan. Ankara ha subito approvato l’allargamento ed il potenziamento della base già presente in Qatar ed ha ulteriormente aperto il proprio mercato agli investimenti qatarioti. La scorsa estate invece, ad aver avuto bisogno è stata la Turchia. Le parti, rispetto a 12 mesi prima, si sono invertite: questa volta è stata Doha ad aiutare Ankara. Miliardi di investimenti sono stati assicurati dall’emiro Al Thani, dando ossigeno ad un’economia, quale quella turca, fortemente dissanguata dalla crisi della Lira. Un aiuto reciproco, quello tra Qatar e Turchia, figlio di un’alleanza di lunga data che ha, tra le sue peculiarità, anche il comune finanziamento dei Fratelli Musulmani. 

Entrambi i paesi sono punto di riferimento per il movimento che ha radici in tutto il mondo arabo. Anche in Libia Doha ed Ankara hanno finanziato a più riprese diversi movimenti che si rifanno ai Fratelli Musulmani. Al Sarraj, due giorni prima di volare a Palermo, ha incontrato Erdogan in Turchia. Segno di una forte influenza della Fratellanza nel suo governo, specie dopo l’ultimo rimpasto che ha visto, tra gli altri, l’ingresso di Fatih Bishaga. È lui il nuovo ministro degli interni, ma è anche e soprattutto un potente misuratino ben incastonato tra le fila dei Fratelli Musulmani in Libia. In poche parole, è uno di quelli con cui Haftar non vorrebbe mai dialogare. Uno dei pretesti più usati dall’entourage di Haftar a Palermo per giustificare i “capricci” del generale, è stato proprio quello della presenza, tra le delegazioni, di esponenti importanti della Fratellanza. 

Un problema per l’Italia

Haftar è stato in parte accontentato, l’irritazione della Turchia in Sicilia lo dimostra. Secondo la delegazione di Ankara, si è dato troppo peso alle istanze di Haftar e dei suoi alleati. Un affronto che ai turchi non è piaciuto affatto. L’Italia a Palermo, ed in preparazione del vertice nel capoluogo siciliano, ha dovuto avvicinarsi all’uomo forte della Cirenaica. Si partiva da zero, con Roma pienamente impegnata nel riconoscimento come interlocutore del solo Al Serraj. L’avvicinamento all’Egitto, l’asse con la Russia e lo stesso “ammorbidimento” francese hanno fatto centrare alla diplomazia italiana questo ambizioso e difficile obiettivo. Ma adesso il rischio è che la coperta, già troppo corta, nel tirarla verso un verso lasci scoperto l’altro lato. Roma si trova in una difficile situazione: per mantenere l’equilibrio appena instaurato con Haftar, occorre ridimensionare alcuni esponenti più vicini alla Fratellanza Musulmana. 

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Ma l’Italia, al tempo stesso, è stretta alleata del Qatar. La visita recente del ministro degli interni Matteo Salvini a Doha, è soltanto l’ultimo capitolo di un rapporto molto stretto tra il nostro paese e l’emirato. Come scrive Claudio Antonelli a “La Verità”, “Non solo a Tripoli servono i soldi del Qatar, quelli servono anche all’Italia”. Una semplice “equidistanza”, quando di mezzo c’è la Libia, c’è Haftar e c’è l’imprevedibilità di Erdogan, non sempre potrebbe bastare. Il generale da un lato, i Fratelli Musulmani dall’altro, potrebbero reciprocamente dare vita ad una serie di diatribe per reclamare maggiori attenzioni. E l’Italia, che sa che non può accontentare tutti, deve muoversi sapendo che difficilmente può scontentare troppo gli alleati di Haftar ed altrettanto difficilmente può permettersi di “tirare la corda” a lungo con il Qatar e l’alleato turco. Il filo che unisce, dal punto di vista italiano, Tripolitania e Cirenaica è tanto importante quanto, ancora ed almeno per il momento, enormemente sottile. 

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