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Guerra

Ecco il profilo dell’attentatore che ha colpito il college in Crimea

L’autore della strage di mercoledì 17 ottobre all’Università Politecnica di Kerch, in Crimea, è stato identificato come il 18enne Vladislav Roslyakov, studente al quarto anno presso il medesimo istituto colpito. Secondo la ricostruzione degli inquirenti l’assalitore ha prima fatto detonare...

L’autore della strage di mercoledì 17 ottobre all’Università Politecnica di Kerch, in Crimea, è stato identificato come il 18enne Vladislav Roslyakov, studente al quarto anno presso il medesimo istituto colpito.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti l’assalitore ha prima fatto detonare in sala mensa un ordigno esplosivo imbottito con pezzi di ferro appuntiti e ha poi iniziato a sparare colpi di fucile contro gli studenti all’interno dell’università; il bilancio attuale è di 18 morti e una cinquantina di feriti, quasi tutti studenti. Roslyakov, raggiunta la biblioteca al secondo piano dell’edificio, ha poi rivolto la propria arma verso di sé e si è suicidato.





Se inizialmente si era pensato a un attacco di stampo terroristico, con il passare delle ore si è avvalorata l’ipotesi della strage messa in atto da uno squilibrato. Fonti locali hanno messo in evidenza come il caso sia stato classificato sotto l’articolo 105-parte 2 del codice penale russo (omicidio di due o più persone) invece che sotto l’articolo 205 (terrorismo). Nessuna pista jihadista o ucraina dunque, anche se le indagini sono ancora in corso.

Conoscenti di Roslyakov che hanno chiesto di restare anonimi hanno riferito che il soggetto detestava l’università e i docenti che egli definiva “malvagi”, aggiungendo che un giorno si sarebbe vendicato. A parte questo, Roslyakov non aveva mostrato segni di aggressività, non era noto alle forze dell’ordine ed era un tipo taciturno che parlava con poche persone; tempo addietro aveva anche cancellato i propri profili sui social network.

L’assalitore nutriva però un interesse maniacale per i serial killer, per le armi e nel tempo libero si allenava a costruire ordigni esplosivi in casa propria; lo scorso settembre aveva ottenuto il porto d’armi (risultando dunque idoneo ai test fisici e psicologici) e si era armato di fucile calibro 12 e 150 cartucce.

Altri testimoni hanno dichiarato che Roslyakov si era presentato in tarda mattinata al campus con due zaini, uno verde e uno nero, li aveva salutati e si era diretto verso l’interno dell’edificio; poco dopo erano iniziate le esplosioni.

I genitori del ragazzo sono da tempo separati e Vlad vive con sua madre che lavora come infermiera presso una locale clinica oncologica; suo padre ieri è invece stato ascoltato dagli inquirenti.

Sembrerebbe invece definitivamente smentita la notizia secondo cui Roslyakov aveva un profilo sul social network russo “Vkontakte” con pseudonimo Vladislav Reich o che vi fossero riferimenti alla strage di Columbine del 1999, inizialmente riportata dal tabloid REN-TV. Il canale Telegram MDK ha successivamente pubblicato un filmato nel quale il legittimo utente del profilo VK smentisce tutto affermando di non avere niente a che fare con Roslyakov.

L’agenzia di stampa “Moskva” rendeva inoltre noto che da poche settimane agli ingressi dell’università erano stati installati metal detector e tornelli ma che non erano presenti guardie addette alla sicurezza, tanto che i metal detector suonavano continuamente a causa di chiavi, monete e telefonini, senza che nessuno operasse alcun controllo.

Resta invece un mistero la segnalazione di alcuni testimoni secondo i quali all’esterno dell’edificio erano stati visti uomini armati e mascherati che avevano aperto il fuoco. Spalleggiatori di Roslyakov? Operatori delle forze speciali accorsi immediatamente sul posto? Per ora non ci sono informazioni attendibili al riguardo.

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