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Politica

La Cina “assalta” il continente nero: 60 miliardi di investimenti per l’Africa

Prestiti a interessi zero e nessuna ingerenza nelle questioni politiche interne, in cambio di risorse e materie prime strategiche. Così va avanti il “colonialismo” cinese nel continente nero, in barba agli interessi americani e dei Paesi Occidentali, in primis la...

Prestiti a interessi zero e nessuna ingerenza nelle questioni politiche interne, in cambio di risorse e materie prime strategiche. Così va avanti il “colonialismo” cinese nel continente nero, in barba agli interessi americani e dei Paesi Occidentali, in primis la Francia, ormai ampiamente scavalcati dal dragone.

Il summit con i Paesi africani che si è aperto ieri a Pechino è stato un successo. E non poteva essere altrimenti, visto che negli anni la Cina è diventato il principale partner commerciale dell’Africa, dove è schierata pure buona parte dei caschi blu cinesi impegnati nelle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite. Il presidente Xi Jinping ha dato il “benvenuto a bordo del treno espresso della crescita cinese” ai leader africani nel palazzo dell’Assemblea Nazionale del Popolo di Pechino, con la promessa dello stanziamento di ulteriori 60 miliardi di dollari di aiuti finanziari ai Paesi del continente, più l’azzeramento del debito delle nazioni più povere a partire dalla fine dell’anno in corso.





La cifra, la stessa messa in campo nel 2015 nell’ambito del precedente Forum di Cooperazione Cina-Africa (Focac) di Johannesburg, verrà investita nel campo della sicurezza, delle infrastrutture, della sanità, della green economy, della protezione dell’ambiente e della biodiversità. Tra gli obiettivi del summit, elencati da Xi Jinping, c’è la creazione di una China-Africa Economic and Trade Expo in Cina, l’aumento delle importazioni dall’Africa e la promessa di aiuti per le emergenze umanitarie ai Paesi colpiti da disastri naturali. Sono queste le direttrici lungo le quali viaggeranno i fondi messi a disposizione da Pechino: quindici miliardi di dollari in aiuti umanitari, prestiti a tasso zero e agevolati, venti miliardi di dollari investiti nel fondo per lo sviluppo sino-africano e cinque miliardi per favorire l’aumento delle importazioni dal continente nero. Dieci miliardi di dollari saranno, infine, destinati alle imprese cinesi interessate a investire in Africa nei prossimi tre anni.

E nel discorso pronunciato dal presidente cinese Xi Jinping non è mancata una stoccata al presidente americano, Donald Trump. “Chiunque si isoli, non ha futuro”, ha detto il leader cinese rimarcando il no della Cina al protezionismo. Se da un lato l’espansionismo cinese punta all’Europa, con la nuova Via della Seta, dall’altro sono le risorse africane a far gola da anni al dragone asiatico, come pure la classe media del continente nero, considerata da Pechino un importante mercato di sbocco per il “made in China”. Oggi l’interscambio tra Cina e Paesi africani ha raggiunto quota 170 miliardi di dollari, ed è destinato a crescere a suon di investimenti per la realizzazione di edifici pubblici e infrastrutture strategiche. Solo in Sudafrica la Cina è pronta a investire 8 miliardi per dar vita alla New York africana nell’area metropolitana di Johannesburg, che dovrebbe garantire la creazione di almeno 200.000 posti di lavoro per la manodopera locale nei prossimi 15 anni.

A correre parallela al commercio e agli investimenti c’è poi la cooperazione militare, con la quale Pechino mette in sicurezza i propri interessi economici e blinda le rotte commerciali. Non a caso la prima base cinese che ha aperto i battenti nel 2017 in territorio straniero è quella di Gibuti. Non solo. Dal 2008 il 21% delle esportazioni cinesi di armamenti sono dirette al continente africano. Un trend, questo, che per gli esperti è destinato a crescere ulteriormente nei prossimi anni.

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