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Politica

I soldi del petrolio libico direttamente ad Haftar

C’è già chi parla di svolta in sordina, avvenuta nel silenzio quasi generale a livello internazionale. Riconquistati i campi della cosiddetta “mezzaluna petrolifera”, adesso l’apparato che fa capo al governo con sede ad Al Baida e con Haftar quale braccio...

C’è già chi parla di svolta in sordina, avvenuta nel silenzio quasi generale a livello internazionale. Riconquistati i campi della cosiddetta “mezzaluna petrolifera”, adesso l’apparato che fa capo al governo con sede ad Al Baida e con Haftar quale braccio militare è pronto ad intascare i proventi delle estrazioni dell’oro nero. L’annuncio arriva dal quotidiano Al Hayat, il quale cita una fonte vicina all’esecutivo contrapposto a quello di Al Serraj.

L’affare non è di poco conto: nel caos della Libia post Gheddafi, oltre ad esserci più di un governo vi sono anche più autorità economiche e di conseguenza più banche centrali. Vi è quella in esilio a Malta, che gestisce le riserve stimate in 70 miliardi di Dollari ereditate dal rais, vi è quella di Tripoli ma nella Cirenaica guidata da Haftar esiste anche una banca centrale che fa riferimento al governo di Al Baida ed al parlamento di Tobruck.





La battaglia per la mezzaluna petrolifera

La mezzaluna petrolifera è una vasta zona costiera chiamata così perché si estende lungo la curvatura che, dal golfo di Sirte, porta dritti ai primi villaggi della Cirenaica. Qui hanno sede alcuni dei più redditizi ed importanti impianti di estrazione, tra cui quelli di Ras Lanuf ed Al Sidra. Controllare queste zone, vuol dire di fatto possedere le chiavi più importanti dell’economia libica e del futuro del paese. Quando è caduto Gheddafi, le attenzioni delle milizie e degli attori internazionali sono state proiettata verso la mezzaluna petrolifera. Non a caso sono stati creati già nel 2011 appositi gruppi armati il cui obiettivo ha riguardato unicamente la protezione dei campi di estrazione. Pur se danneggiate, le strutture evidentemente hanno potuto garantire, e garantiscono ancora oggi, guadagni molto elevati.

Haftar dal canto suo, dopo aver lanciato l’operazione dignità nel 2014, con un blitz tra il 2015 ed il 2016 ha preso possesso di Ras Lanuf ed Al Sidra. Il suo progetto di unificazione dell’est del paese e di scalata al vertice di un’eventuale Libia riunificata, non può passare senza il petrolio della mezzaluna. Gli impianti, una volta strappati alle milizie, sono stati consegnati alla Noc e quindi alla società energetica libica. Nei giorni scorsi però, un inaspettato attacco ha causato l’allontanamento dell’esercito di Haftar dai campi petroliferi.

Ad effettuare queste incursioni sarebbero state le milizie legate ad Ibrahim Jadran, controversa figura emersa durante il conflitto contro Gheddafi. È lui il primo ad aver preso possesso della mezzaluna dopo la fine del rais, negli anni successivi si hanno notizie secondo cui lo stesso Jadran avrebbe venduto petrolio all’estero scavalcando Tripoli. Fautore di una federazione con ampia autonomia da accordare alla Cirenaica, secondo Haftar le sue milizie vedono la partecipazione di gruppi islamisti ed è per questo che il suo esercito lo ha nel mirino da diversi anni.

L’esercito fedele all’uomo forte della Cirenaica ha ripreso il controllo di Ras Lanuf ed Al Sidra pochi giorni dopo l’attacco di Jadran. Il copione è lo stesso di qualche anno fa: dopo la riconquista, è arrivata infatti la cessione alla Noc. Nessuno però si aspettava il passo successivo e cioè la decisione di far rimanere in Cirenaica i proventi.

Le conseguenze della mossa del governo dell’est della Libia

Più potere contrattuale o più nemici internazionali? La domanda in Libia ed all’estero sorge spontanea a poche ore dall’annuncio della Banca centrale fedele al governo di Al Baida. Quel che appare certo al momento, è che la mossa dell’esecutivo vicino ad Haftar sembra dare sempre più libertà d’azione alla Cirenaica piuttosto che rinsaldare le velleità di riunificazione del paese.

Adesso Tobruck può godere di entrate certe e questo non può che apparire come uno schiaffo a chi, specie a livello internazionale, sostiene Al Serraj ed il suo governo riconosciuto dall’Onu. Tripoli rimane al momento tagliata fuori dal petrolio cirenaico, non proprio un bel biglietto da visita al cospetto dei suoi sponsor internazionali, specie se si considera che Al Serraj già da adesso fatica a mantenere il controllo della stessa capitale.

Se l’est della Libia si avvia ad assumere una parvenza di Stato unitario, pur non essendo riconosciuto dalle Nazioni Unite, la Tripolitania rimane indietro ed ancora divisa tra tante fazioni in lotta tra loro. Questo allontana, almeno per il momento, l’obiettivo dell’inviato dell’Onu Salamé di organizzare elezioni presidenziali entro il 2019.

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