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Politica

“Trudeau ci ha pugnalato alle spalle”: duro scontro fra Stati Uniti e Canada

“Trudeau ci ha pugnalato alla schiena”. Non ha usato mezzi termini il consigliere della Casa Bianca  Larry Kudlow nei confronti del premier canadese Justin Trudeau.  “Trudeau tiene una conferenza stampa per dire che gli Stati Uniti stanno insultando, dice che...

“Trudeau ci ha pugnalato alla schiena”. Non ha usato mezzi termini il consigliere della Casa Bianca  Larry Kudlow nei confronti del premier canadese Justin Trudeau.

 “Trudeau tiene una conferenza stampa per dire che gli Stati Uniti stanno insultando, dice che il Canada deve farsi valere e che il problema, in materia di tariffe, siamo noi. Loro in realtà hanno tariffe enormi”, ha detto Kudlow ai microfoni della Cnn. “Noi abbiamo fatto il nostro dovere in Quebec, abbiamo fatto il nostro dovere nell’alleanza occidentale”, aggiunge il consigliere mentre Trudeau, con le sue parole, “ha commesso un errore, aggiungendo danni collaterali alla missione coreana” di Trump.





E riferendosi al viaggio del presidente a Singapore per lo storico vertice con  Kim Jong-un, il funzionario della Casa Bianca ha detto che ” Kim non deve vedere un’America debole. Trudeau doveva fare gli auguri al presidente per la negoziazione, come hanno fatto Angela Merkel, Emmanuel Macron e Theresa May. Io ero lì”. Trudeau, invece, si è comportato “come una canaglia”.

Lo scontro fra Canada e Stati Uniti

Lo scontro fra Donald Trump e Justin Trudeau va avanti da giorni. Il vertice del G-7 si è concluso con il colpo di scena della mancata firma del documento finale da parte del presidente Usa, ma anche con l’accusa rivolta a Trudeau  su Twitter  di essere “un disonesto e un debole”.

Sembra che la frase che ha fatto saltare i nervi al presidente degli Stati Uniti sia stata quella della conferenza finale di Trudeau: “Noi canadesi siamo gentili, siamo ragionevoli, ma  non ci faremo maltrattare“. E questo nonostante il presidente degli Stati Uniti avesse aperto le porte a una possibile rivisitazione della sua politica sui  dazi. Addirittura si credeva che Trump potesse anche volerne l’eliminazione.  Come ribadito da Kudlow, “il Presidente Trump ha chiarito, più e più volte, in quei due giorni fuori dal Quebec, che vuole reintegrare un processo di libero scambio, senza tariffe, senza barriere tariffarie, senza quote e sussidi”.

Ma l’azione di Trudeau, unita alle scelte dei leader europei di imporsi contro la politica della Casa Bianca, ha fatto riflettere il presidente degli Stati Uniti. E lo hanno fatto propendere per una scelta di rottura che manifestasse la sua risolutezza soprattutto con il vertice di Singapore alle porte, il vero obiettivo dell’amministrazione Trump in questo momento. 

Mostrarsi forte prima del vertice con Kim

L’incontro fra le potenze industrializzate riunite in Canada si è concluso pertanto con una rinnovata  minaccia di guerra commerciale globale. Una guerra in cui gli Stati Uniti hanno scelto la via unilaterale e, a quanto sembra, anche la via dell’isolazionismo.

Ma è davvero questo l’obiettivo di Trump? Scatenare un conflitto commerciale con l’Europa e il Canada? Probabilmente bisogna leggere le mosse del presidente americano proprio alla luce di quanto detto dal Kudlow sulla vigilia del vertice di Singapore. 

Ricordiamoci quanto successo l’8 maggio, quando Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul   nucleare iraniano. Mentre il presidente pronunciava il discorso con cui accusava l’Iran di aver mentito sul suo programma per lo sviluppo dell’atomica, Mike Pompeo volava a Pyongyang per incontrare Kim Jong-un. E Trump scelse, proprio in quell’occasione, di rivelare il viaggio del segretario di Stato in Corea del Nord.

Una scelta casuale? Sicuramente no. Trump aveva deciso di abbandonare l’accordo del Joint Comprehensive Plan of Action per motivi diversi, dall’alleanza con Israele alla sua storica strategia anti-iraniana. Ma in quel caso, decidere di rivelare quel viaggio mentre annunciava lo strappo con l’Iran aveva un significato preciso: dire a Kim che gli Stati Uniti erano pronti a tutto.

Come a maggio, anche questa volta la rottura con uno schema prefissato della diplomazia mondiale avviene in un momento-chiave dei rapporti fra Stati Uniti e Corea del Nord: alla vigilia dello storico incontro. E chissà che Trump, con questo gesto di rottura nei confronti del G-7, non abbia voluto inviare un nuovo messaggio a Kim e ai suoi alleati.

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