Saad Hariri sarà nuovamente premier. Il presidente libanese Michel Aoun, infatti, lo ha convocato e “lo ha incaricato di formare un governo”. In questi giorni, il leader di Futuro, si è dato parecchio da fare per raggiungere un numero sufficiente di parlamentari per avere la maggioranza.
“Lavorerò fin d’ora per la formazione di un governo di unità nazionale”, ha detto Hariri. Che ha poi proseguito dicendo: “Nessuno ci protegge di più della nostra unità nazionale”. Quella stessa unità nazionale che era stata messa in discussione in seguito alle sue “dimissioni forzate”.
Molti analisti hanno sottolineato l’avanzata di Hezbollah alle scorse elezioni. In effetti il Partito di Dio ha guadagnato molti voti, soprattutto nel sud del Paese dove è più forte. Tuttavia, sembra che a livello politico poco sia cambiato in Libano.
Basta guardare i nomi delle più importanti cariche dello Stato: Hariri rimarrà premier mentre Nabih Berri rimarrà speaker del Parlamento libanese (carica che ricopre dal 1992).
Hariri e l’unità nazionale
Giustamente il premier Saad Hariri ha sottolineato l’importanza dell’unità nazionale in Libano. Unità nazionale necessaria per affrontare le sfide di domani, dopo gli orrori di una guerra civile che è durata 15 anni.
Per questo motivo, pochi giorni fa, Hariri ha incontrato Samir Geagea, leader cristiano delle Forze Libanesi. In questa occasione, il vecchio guerrigliero ha chiesto al premier di formare un governo con “nuove facce e un nuovo approccio per affrontare i problemi politici ed economici del Paese. Non abbiamo molto tempo, soprattutto per quel che riguarda la situazione socioeconomica”.
Le Forze Libanesi e Futuro sono due dei soggetti principali dell’alleanza “14 marzo” nata dopo la rivoluzione dei Cedri del 2005, contro l’occupazione siriana del Paese. Un legame che ha portato i due partiti sempre più vicini all’Arabia Saudita, come ci hanno spiegato fonti de Gli Occhi della Guerra da Beirut.
Hariri lontano dai sauditi su Gerusalemme capitale
Mentre l’Arabia Saudita si avvicina sempre di più alla politica del premier israeliano Benjamin Netanyahu, Hariri ha duramente condannato lo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme.
Il premier libanese ha infatti detto: “Alla vigilia della ‘nakba‘ (“la catastrofe”, cioè l’espulsione di circa 700mila palestinesi in occasione della fondazione dello Stato di Israele), l’amministrazione americana aggiunge un’altra catastrofe, datata 14 maggio, che lascia tutti gli sforzi di pace nella regione ad un punto morto”. Parole dure che mostrano come Hariri stia cercando di barcamenarsi tra quanto chiedono i suoi sponsor a Riad e la posizione del suo partito (e di molti libanesi).
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