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Politica

La Turchia punta tutto sui resort per soli musulmani

Piscine separate, cibo perfettamente in linea con i dettami religiosi, niente sguardi indiscreti, niente alcol e moschee disseminate in ogni punto del resort.Il Wome Deluxe di Adalia (o Antalya), in Turchia, è l’ultima grande scommessa del turismo anatolico. Lo sfarzoso...

Piscine separate, cibo perfettamente in linea con i dettami religiosi, niente sguardi indiscreti, niente alcol e moschee disseminate in ogni punto del resort.Il Wome Deluxe di Adalia (o Antalya), in Turchia, è l’ultima grande scommessa del turismo anatolico. Lo sfarzoso resort è infatti l’emblema del cosiddetto “turismo halal”. Un turismo per soli musulmani praticanti, dove niente è lasciato al caso per soddisfare le esigenze della clientela.

Clientela che è in larga parte europea. Anzi, da quello che riporta France24, più della metà dei clienti del villaggio turistico di Adalia è di origine europea. Un segnale di come le possibilità sempre più facili di spostamento inducano migliaia di musulmani d’Europa a preferire andare in un luogo “sicuro” in Turchia piuttosto che frequentare le spiagge del nostro continente. 





A spiegare il motivo di questa nuova forma di turismo, una salafita inglese intervistata dalla stessa emittente francese. “Nel Regno Unito ti senti a disagio perché tutti ti guardano”, dice la donna. “Solo perché sono coperta, le persone mi guardano, mentre qui sono tutti più comprensivi”.

Comprensione che però rischia di trasformarsi in auto-segregazione. In un periodo di continuo indottrinamento sul mondo multiculturale, fa impressione osservare la nascita e il successo di questo tipo di turismo. Segno evidente che le frange più conservatrici e fondamentaliste dell’islam europeo non hanno alcuna intenzione di integrarsi nel nostro tessuto sociale e culturale. Esiste un divario, un muro indivisibile fatto anche di questa volontà di separarsi perché ci si ritiene culturalmente incompatibili.

Un’altra testimonianza interessante, quella riportata dal quotidiano spagnolo El Confidencial. Mohamed Hayat Rayaskan è un musulmano di Crosby, nel Regno Unito, che ha scelto questa destinazione turca perché “negli hotel convenzionali mia moglie e le mie figlie, in quanto musulmane praticanti, erano molto limitate, non potevano fare il bagno. Qui non devono preoccuparsi di nulla“.

Un fenomeno in crescita

La questione del turismo halal è tutt’altro che un fenomeno ridotto. Rischia anzi di trasformarsi in un fenomeno di costume sempre più rilevante in un’epoca in cui l’Europa assiste non soltanto a un aumento della popolazione musulmana ma anche a una sua elevazione sociale che permette di scegliersi le vacanze. La Turchia, non a caso, ne è all’avanguardia. Con circa 20 resort islamic-friendly soltanto ad Antalya, il Paese rappresenta la meta prediletta di questa nuova ondata turistica.

Un fenomeno che, tra le altre cose, sta già aumentando sensibilmente. Come ha spiegato a El Confidencial, Ufuk Seçgin, direttore marketing di Halalbooking, da cinque anni il numero di turisti non fa che raddoppiare. Soltanto nell’ultimo anno, ricorda il manager turco, si è passati da 35mila a 70mila turisti. E la Turchia non può che essere contenta.

Sotto questo profilo, Recep Tayyp Erdogan non fa altro che aumentare le possibilità che questo fenomeno cresca. Il suo continuo ergersi a paladino dell’islam, nei suoi sogni neo-ottomani, rappresenta anche un modo molto lungimirante di mostrare il suo Paese come meta prediletta di questa nuova forma di turismo.

Erdogan si sente e si proclama protettore di tutti i musulmani, soprattutto in Europa. E il fatto che decine di migliaia di turisti di fede musulmana arrivino nelle coste di Antalya, non può che essere una sua vittoria. Perché questo è un turismo non solo di lusso – che movimenta pertanto l’economia -, ma anche un turismo mirato

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