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Guerra

I servizi israeliani non sono infallibili: ecco tutti i loro errori sul nucleare

I servizi segreti israeliani non sono infallibili. E quando affermano l’esistenza di una minaccia o, viceversa, la smentiscono, non è detto che quella sia la verità. Ad affermarlo è l’ex vice premier israeliano e capo della commissione Affari Esteri della...

I servizi segreti israeliani non sono infallibili. E quando affermano l’esistenza di una minaccia o, viceversa, la smentiscono, non è detto che quella sia la verità. Ad affermarlo è l’ex vice premier israeliano e capo della commissione Affari Esteri della Knesset, Haim Ramon, che sul quotidiano Haaretz, ricorda tutti i fallimenti dell’intelligence dello Stato ebraico. In particolare, quelli che riguardano il nucleare.

Secondo il politico israeliano, Libia, Iraq e Siria sono tre esempi perfetti del mancato coordinamento di intelligence e politica israeliana. Per Israele, questo è il vero cuore della strategia mediorientale: evitare che esistano altre potenze regionali con un arsenale nucleare. È quella che viene definita “dottrina Begin”, che consiste nel colpire preventivamente ogni programma nucleare di Paesi considerati nemici di Israele.

Ramon parte dall’esempio della Libia per far capire quanto gli 007 israeliani avessero fallito. Nel 2003 il colonnello Muhammar Gheddafi annunciò l’abbandono del programma nucleare libico e l’apertura del Paese agli ispettori internazionali.  Fu un annuncio storico che sorprese tutti, compresi i servizi segreti israeliani, i quali erano convinti che la Libia non fosse più andata avanti nel suo programma. In quel caso, le trattative fra Libia, Stati Uniti e Regno Unito non furono condivise con Israele.

L’Iraq fu un fallimento al contrario: tutta l’intelligence israeliana era convinta che il governo di Saddam Hussein fosse in possesso di un arsenale di armi chimiche e nucleari. Come scrive Ramon, “l’8 aprile 2003, il capo dell’intelligence militare è comparso davanti alla commissione Affari Esteri e Difesa della Knesset e ha detto: ‘Credo che ci sia un’alta probabilità che l’Iraq abbia armi non convenzionali’“. A nulla valsero di dubbi dei più accorti politici israeliani. Ormai i servizi avevano deciso che Baghdad possedeva armi non convenzionali e convinsero il governo a tirare dritto. Nel 2004, Yuval Steinitz, che aveva sostituito Ramon alla guida della commissione, decise di istituire un comitato per esaminare i fallimenti delle valutazioni dell’intelligence militare.

La Siria un altro fallimento. Molti ricorderanno la notizia del raid a Deir Ezzor del 2007 per colpire il reattore nucleare siriano. Quella che fu considerata un’ottima azione dell’intelligence israeliana, in realtà fu una prova del fallimento dei servizi segreti. Servizi che per anni furono convinti che Damasco non avesse alcuna possibilità di sviluppare un proprio programma atomico.La palese violazione della sovranità della Siria, con l’aviazione di Israele che bombardò il reattore nel nordest del territorio siriano, fu una decisione delle Israel defense forces dopo che per anni il Mossad fu convinto che non ci fosse alcun programma.

Una lezione che vale la pena ricordare

Questi tre fallimenti dell’intelligence di Israele devono essere considerati per comprendere l’importanza della diplomazia nel caso dell’Iran. Per molto tempo, siamo stati abituati dell’assoluta efficienza dei servizi israeliani. Il Mossad, ma non solo, è considerato una sorta di diamante dello spionaggio e controspionaggio mondiale. Ma anche gli 007 israeliani falliscono. Sia sottovalutando gli altri governi, sia sovrastimandoli. E soprattutto diventano artefici della politica estera israeliana.

L’intelligence israeliana è la stessa che per anni, soprattutto tra il 2008 e il 2010, sosteneva la necessità di colpire direttamente il territorio iraniano bombardando i siti ritenuti basi del programma nucleare. In quel caso, il governo ebbe la forza di frenare i desiderata dei servizi basandosi sul tentativo diplomatico. Erano troppi i rischi non solo di fallire, ma anche di scatenare una guerra. Inoltre, l’amministrazione americana guidata da Barack Obama voleva raggiungere l’accordo con Teheran.

Una lezione che vale anche per la Siria di questi giorni, dove Israele ha sostenuto apertamente l’intervento delle forze occidentali per il presunto attacco chimico di Douma. Prove ancora non ce ne sono, ma intanto, sta alzando l’asticella del confronto con l’Iran colpendo le sue basi in territorio siriano. Il rischio è che ci si trovi di fronte a un’escalation in cui si sovrappongono gli errori dei servizi e gli errori della politica. Con un militarismo crescente che, unito ai sommovimenti mediorientali e alla nuova amministrazione Usa, non depongono a favore della pace.





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