L’ultimo regalo di Angela Merkel alla Germania? Il boom dei salafiti nel Paese. Come riporta il Der Spiegel, secondo le informazioni fornite dal ministero dell’Interno, sono circa 11mila le persone che in Germania aderiscono a questa corrente islamica ultra-conservatrice. E sono numeri che dimostrano una netta ascesa del fenomeno, visto che nel 2013 i servizi tedeschi parlavano di circa 5.500 persone. In cinque ani, la popolazione salafita è raddoppiata. E visto che questa corrente è una delle basi ideologiche del terrorismo islamico, la questione è tutt’altro che secondaria.
Per ora, l’unica nota “positiva”, riportata anche dal Der Tagesspiegel, è che il fenomeno cresce ma non ai ritmi precedenti. Intendiamoci, non è che la cosa possa far dormire sonni tranquilli. Ma quantomeno il salafismo non aumenta ai ritmi incalzanti degli anni precedenti. Probabilmente, spiega il quotidiano tedesco, la sconfitta dello Stato islamico ha smorzato la propaganda delle cellule islamiste. Oppure, altra possibilità, i giovani tendono a radicalizzarsi meno a causa delle sconfitte del Califfato. Quello che è certo, però, è che il danno ormai è fatto.
Il problema, come specificato dagli esperti, è che “i seguaci di questa corrente sunnita dell’Islam sono solitamente interessati al dialogo con gli altri della fede solo come parte del loro lavoro missionario”. Quindi per loro non esiste dialogo, solo conversione. E infatti, “Una parte dei salafiti che vivono in Germania accetta la violenza e il terrore come mezzo per far rispettare gli obiettivi del movimento”.
Le roccaforti tedesche di questo movimento, che funge da base culturale a tutti i predicatori di odio, sono Amburgo e Berlino. Come riportato dal Tagesspiegel, i dati dell’intelligence tedesca rivelano che solo ad Amburgo, attualmente, ci sono circa 800 persone legate a questa corrente. Più della metà di loro (434) sono definiti jihadisti e quindi considerati soggetti pericolosi e violenti. Mentre nella realtà del Nord Reno-Westfalia, preoccupa l’ascesa del ruolo delle donne all’interno dei movimenti salafiti. Oltre al fatto che, a dicembre 2017, si contavano nel land almeno 3mila salafiti.
Il portavoce del ministero dell’Interno federale ha sottolineato che l’accordo di coalizione tra la Cdu e lo Spd ha stabilito che i programmi di prevenzione esistenti dovrebbero essere “continuati e rafforzati”. E ci sono programmi di sostegno volti a prevenire la radicalizzazione dei giovani, di cui il ministero della Famiglia è responsabile e garante a livello nazionale.
Preveznione e repressione devono andare di pari passo. Ma può bastare? Osservando i dati, i problemi sembrano persistere. E i programmi di “de-radicalizzazione” faticano ad avere seguito. In Francia e Spagna, Paesi ripetutamente colpiti dal terrorismo islamico, i penitenziari hanno addirittura eliminato alcuni di questi programmi poiché del tutto inutili. La maggior parte dei detenuti per legami col terrorismo non vuole essere rieducato. E anzi, le prigioni sono culle di forme di radicalizzazione ancora più subdole e violente.
Il morbo è ormai difficile da estirpare, inutile negarlo. E il pericolo è evidente. Servirebbero programmi non solo nazionali, ma anche internazionali. E sarebbe utile soprattutto colpire chi finanzia e supporta dall’esterno queste forme di reclutamento. I controlli interni sono importanti ma, come confermato dalle indagini sul terrorismo dopo gli attentati subiti in Europa, i fenomeni sono radicati e le trame molto più estese. Per ora, ‘unica cosa certa è che la Germania ha 11mila persone che non sono integrate e che rappresentano un pericolo. Un ultimo regalo di Angela Merkel che ha già dimostrato di aver totalmente fallito nell’ambito dell’immigrazione e dell’integrazione.



