Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dato l’ordine di inviare la Guardia nazionale al confine con il Messico. Kirstjen Nielsen, segretario alla Sicurezza nazionale, lo ha confermato parlando direttamente dalla Casa Bianca. “Il Dipartimento della Difesa e il Dipartimento della Sicurezza Nazionale sono stati incaricati di collaborare con i nostri governatori per schierare la Guardia Nazionale sul nostro confine sudoccidentale, per aiutare la pattuglia di confine”.
L’aumento dell’immigrazione irregolare dal Messico
Dopo l’insediamento del nuovo presidente alla Casa Bianca, in molti avevano parlato di un vero e proprio effetto-Trump sull’immigrazione dal Messico. Questo effetto, in un anno, sembra però essere svanito. E i primi a renderlo chiaro sono gli stessi membri dell’amministrazione Usa.
Secondo i dati forniti dagli uffici federali, gli irregolari fermati alla frontiera con il Messico sono stati nel gennaio e febbraio di quest’anno 72.517. Nei primi mesi dell’anno scorso erano stati 66.018. “Recentemente abbiamo visto i numeri degli attraversamenti illegali del confine risalire ai livelli precedenti, dopo il minino degli ultimi 40 anni registrato in aprile dell’anno scorso”, ha ammesso il segretario alla Sicurezza nazionale.
Il segretario Nielsen ha spiegato che la forte ripresa del traffico illegale di esseri umani è derivato in particolare dalla capacità dei trafficanti di sfruttare le leggi americane per evitare espulsioni immediate. In pratica, oggi un immigrato irregolare su 10 fermati alla frontiera fa subito domanda d’asilo, dice di rischiare la vita nel suo Paese e ottiene il primo visto . Questa richiesta, soltanto nel 2013, la faceva uno ogni cento. E l’amministrazione Trump ora vuole correre ai ripari.
Il plauso dei governatori del Texas e dell’Arizona
Il governatore dell’Arizona, Doug Ducey, e quello del Texas, Greg Abbott, entrambi repubblicani, si sono detti pienamente d’accordo con la decisione del presidente Trump. I governatori dei due Stati che confinano con il Messico, ritengono necessaria l’azione del presidente Usa in vista di un controllo più massiccio della frontiera. I numeri sono allarmanti e, soprattutto per i repubblicani, la sicurezza e il controllo sull’immigrazione clandestina sono temi centrali nel dibattito politico interno.
Anche Obama e Bush inviarono le truppe al confine
Naturalmente non è mancato chi ha accusato Trump di applicare leggi liberticide e razziste inviando le truppe al confine con il Messico. Non una novità in questo mondo mediatico governato dal mainstream. Ma per la maggior parte degli americani, la questione è tutt’altro che “razzista”.
Prova ne è che Trump non sarebbe il primo presidente a impiegare la Guardia Nazionale per fermare i clandestini al confine. Come ricordato dal sito della Cnn, il presidente George W. Bush, nel 2006, aveva inviato 6mila uomini di questo speciale corpo di riservisti parte delle forze armate americane. Obiettivo, come in questo caso, era quello di aiutare gli agenti di frontiera. L’operazione Jump Start durò per circa due anni, fino al 2008, e costò alle casse federali circa 1,2 miliardi di dollari.
Ma anche il predecessore di Trump, Barack Obama, inviò 1.200 guardie nazionali al confine con il Messico. Nell’estate del 2010, l’amministrazione democratica diede il via all’operazione Phalanx in supporto alle guardie di frontiera. Dopo un anno l’operazione fu prolungata anche se con un netto taglio degli effettivi.
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