Kano è una delle città del nord della Nigeria dove l’islam radicale è un’entità che vive in ogni dove. Il credo assoluto e autoritario che qui dimora e regna, lo si comprende e incontra entrando nelle madrasse e parlando con i maestri coranici, tautologici nel loro metodo d’ insegnamento dei dettami del Libro Sacro. Oppure, lo si vede manifesto, calandosi nelle vie e nei vicoli del centro cittadino, quando il richiamo del muezzin blocca ogni attività, e gli Hisbah, la polizia religiosa, pattugliano le strade, armi in mano, assicurandosi che tutti i cittadini siano intenti a pregare e nessuno violi la legge, la Sharia.
Nel profondo nord del Paese più popoloso d’Africa vige la legge islamica che non è solo dottrina teologica ma è codice di vita, imposizione di comportamenti, costumi e abitudini che in modo dogmatico devono essere quelli descritti nel Corano. Sono gli uomini però, a farsi giudici per conto di Dio e Kano è uno di quei luoghi dove l’uomo intransigente, orgoglioso della propria purezza morale, plasmato dal fuoco ardente del credo, oggi predica a viso scoperto, intimidisce e infonde riverenza con la paura e la minaccia.
E Boko Haram, l’Islam armato, il terrorismo, l’ eresia elevata a santità assassina, è arrivato solo negli ultimi anni in questa città, e ha approfittato dell’humus fertile e dell’integralismo pregresso per fare proselitismo, reclutare uomini e compiere attentati.
Non è una terra dolce per gli uomini, e ancora meno per le donne, ma in quella che è una delle culle del fondamentalismo islamico nigeriano è in atto da anni, e oggi con maggior forza rispetto al passato, una rivoluzione nascosta e silenziosa, però travolgente, culturale e progressiva: la rivoluzione femminile attraverso i libri d’amore.
Nei mercati dove gli jihadisti compiono le stragi, nei vicoli dove la polizia religiosa controlla che non vengano venduti alcolici e che le donne siano sempre velate, ecco che lontano dagli occhi degli inquisitori ha preso vita anche il proibito, l’immorale: il commercio di libri che in apparenza sono storie d’amore, ma nei fatti sono scritti di donne che attraverso la letteratura cercano di diffondere messaggi sociali e anche di denuncia. ”Littattafan Soyayya”, letteratura d’amore, questo il nome del genere letterario nato negli anni ’80 e che oggi è visto come una minaccia diretta all’ortodossia della città di Kano.
Balaraba Ramat Yakubu è considerata la capostipite di questo genere. La donna aveva 12 anni quando fu costretta a sposarsi, a 19 anni era già stata abbandonata dal marito e questo vissuto l’ha portata a scrivere e la sua esperienza personale si è tradotta in denuncia. Nel 1987 il suo libro Young at Heart è stata una delle opere più dirette nell’attaccare la poligamia. Nel 1990 ha preso luce il suo Sin is a Puppy, il lavoro più famoso della scrittrice nigeriana che racconta la storia di una donna costretta a vivere con un marito adultero che prende una prostituta come seconda moglie. Un successo poi divenuto un film e l’inizio di un genere che oggi coinvolge sempre più scrittrici.
La fotografa Glenna Gordon, nel suo libro fotografico Diagram of the Heart ha approfondito questo mondo e parlando sia dei libri che delle protagoniste, a Wired ha dichiarato: ”Non mi aspettavo di incontrare donne così potenti in un posto dove tutto ciò di cui avevo sentito parlare erano gli uomini e il patriarcato”. Poi ha spiegato come le donne attraverso queste pubblicazioni, dagli anni ’90 ad oggi, abbiano in primis promosso l’alfabetizzazione e poi, senza timore alcuno, abbiano affrontato le più svariate tematiche: dall’amore fiabesco a vere e proprie battaglie sulla condizione femminile nella società e nella famiglia, alla denuncia dei matrimoni tra minori a lotte contro la poligamia e la subordinazione della figura femminile.
Ovviamente tutto ciò ha portato alla reazione da parte delle autorità religiose, e nel 2001 ha preso vita il consiglio di censura per impedire che le storie infrangessero i tabù religiosi, nel 2007 un rogo di totalitarista memoria ha visto ardere sulla piazza pubblica centinaia di libri e la repressione si è fatta più intensa. Ma il successo dei libri è stato direttamente proporzionale al lavoro dei censori. Più quest’ultimi si sono sforzati di mettere all’indice ogni pubblicazione, più i lavori hanno avuto successo e le opere hanno così iniziato ad interessare anche un piccolo pubblico maschile e, oltre ad essere vendute sulle bancarelle del mercato di Sabano Gari, negli ultimi anni, sono diventate, per successo e contenuto, un fenomeno letterario degno di studio e ammirazione. E così, oggi, i testi vengono discussi anche nelle università straniere e le scrittrici come Yakubu, in patria e nel continente africano, sono divenute figure di riferimento per tutte le donne, dal momento che loro: mogli, madri, ma soprattutto scrittrici hanno dimostrato che attraverso la cultura è possibile combattere per i propri diritti e l’emancipazione della figura femminile, nonostante la censura degli imam e la fatwa emessa dai terroristi di Boko Haram.
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