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Politica

Tra incertezze e svolte necessarie: cosa si aspetta adesso la Russia

Putin ha rivinto, stravinto, come da previsioni. Con la vittoria registrata domenica il presidente russo si assicura una permanenza al Cremlino fino al 2024, anno in cui comunque dovrà lasciare il campo ad un nuovo timoniere, poiché secondo Costituzione vigente,...

Putin ha rivinto, stravinto, come da previsioni. Con la vittoria registrata domenica il presidente russo si assicura una permanenza al Cremlino fino al 2024, anno in cui comunque dovrà lasciare il campo ad un nuovo timoniere, poiché secondo Costituzione vigente, non potrà ricandidarsi per limite di mandati raggiunti.

Inevitabile, dunque, pensare che questo mandato sarà, per certi versi, anche un periodo di transizione verso una Russia futura, poiché il panorama interno, da tanti punti di vista, necessità l’assunzione di una direttrice politica ben definita. 





Nonostante il forte consenso tra la popolazione e una immagine forte del Putin presidente, e come stratega in politica estera e come leader in grado di restituire dignità economica e politica al Paese, vi sono evidentemente due lati di una stessa medaglia che andrebbero esaminati, per avere un quadro completo della condizione interna attuale della Russia. Il Pil nominale della Federazione Russa è cresciuto esponenzialmente tra il 1998 e il 2013, raggiungendo i livelli delle prime 10 potenze mondiali. 

Dopo il 2014, invero, a seguito delle sanzioni occorse contro l’economia di Mosca e il crollo verticale del prezzo del petrolio, la Russia ha vissuto un periodo recessivo dal quale non si è ancora ripresa del tutto. Il rublo, svincolato dal corridoio valutario e sganciato dal cambio fisso dei panieri di valute del Fondo Monetario Internazionale, sì è svalutato notevolmente negli anni post Maidan, perdendo circa il 30% del suo valore, facendo impennare l’inflazione e i tassi d’interesse. 

Il potere d’acquisto dei russi si è ridotto notevolmente negli ultimi tre anni, con evidenti ripercussioni anche sulle esportazioni occidentali e sull’industria turistica del Vecchio Continente. D’altro canto, la Russia necessita di riforme di politica economica di un certo peso, “lacrime e sangue”, per dirla con un’espressione di moda in Italia. 

L’apparato economico ed industriale russo, dopo le privatizzazioni di epoca eltsiniana, non si è mai ripreso, e risulta molto scarno e povero soprattutto di quei settori base, come l’agroalimentare. La fortuna, per così dire, dell’economia russa nei primi anni 2000 è stata un’impennata dei prezzi degli idrocarburi che hanno rimpinguato le casse statali e prodotto un benessere diffuso, che però è stato sempre legato ad un’alea di scarsa lungimiranza e una mancanza di pianificazione ed allocazione delle risorse incamerate. 

Dopo le sanzioni, il tentativo di costruire un’economia nazionale è stato affidato agli Investimenti Diretti Esteri, che però stentano a decollare, esattamente come le agevolazioni interne a chi ha intenzione di avviare nuovi business nel settore primario e secondario. 

Un altro punto che l’amministrazione Putin IV dovrà affrontare è la conciliazione della contrazione della spesa pubblica e il contestuale incremento della spesa militare, che toglie risorse a istruzione, sanità e pensioni. Si paventa, secondo alcune fonti, l’abbandono dell’aliquota unica d’imposta sulle persone fisiche, la cosiddetta “flat tax”, in favore di una struttura progressiva, nonché, ovviamente, la necessità di offrire sostegno ai pensionati e ai milioni di poveri ancora presenti nella provincia del Paese. 

Per tale ragione, nel rimescolamento di governo che sicuramente occorrerà nei prossimi mesi, vi potrebbe essere un ritorno eccellente nell’amministrazione: Alexey Kudrin, economista de clara fama, già ministro delle Finanze con Putin, fino al 2011, potrebbe riprendere il suo posto, assumendo l’onere di condurre queste aspre riforme economiche di cui il Paese necessita.

Nel rimpasto di governo si prevede un passaggio di testimone con un l’inserimento di nuovi dirigenti molto più giovani: alcuni nomi pervenuti sono quelli di Anton Vayno, attualmente capo dello staff dell’amministrazione presidenziale, Maksim Oreshkin, appuntato ministro dell’Economia dopo la condanna per corruzione a carico di Alexey Ulyukaev, e Vyacheslav Volodin, attualmente presidente della Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento russo. 

Il futuro della Russia passa anche per questo piano, sicuramente non semplice, per cercare anche e soprattutto di canalizzare il consenso dei giovani, con all’orizzonte un periodo fatto di incertezza, con il quale sicuramente si dovrà fare i conti da qui a sei anni di distanza. 

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