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Guerra

Il doppio gioco di Erdogan sull’attacco dell’Occidente in Siria

L’attacco in Siria ha avuto un altro protagonista, poco evidente ma altrettanto importante: la Turchia. La reazione di Recep Tayyip Erdogan e del governo turco ai raid in Siria ha mostrato tutta la particolarità della politica turca in Medio Oriente....

L’attacco in Siria ha avuto un altro protagonista, poco evidente ma altrettanto importante: la Turchia. La reazione di Recep Tayyip Erdogan e del governo turco ai raid in Siria ha mostrato tutta la particolarità della politica turca in Medio Oriente. Una politica svincolata, apparentemente molto autonoma e sempre tesa al massimo profitto. A prescindere dagli alleati.

Le parole di questa mattina del vice premier turco Bekir Bozdag aiutano a sintetizzare al meglio la posizione di Ankara. “La nostra politica in Siria non equivale a stare con un Paese o in opposizione a un altro”, ha dichiarato Bozdag durante una conferenza in Qatar. Ed ha affermato che la Turchia è disposta a collaborare con tutti coloro che sono favorevoli a difendere “i principi corretti” in Siria. Quali siano questi principi “corretti”, è tutto da dimostrare. Ma è chiaro che la Turchia, ancora una volta, si è smarcata dai suoi vincoli. Questa volta mostrandosi più vicina all’Alleanza atlantica che a quella del blocco di Astana. Ma attenzione a dare etichette: con Erdogan sempre meglio andare con i piedi di piombo.





Il segretario della Nato vola ad Ankara

A circa 48 ore dal bombardamento di Usa, Francia e Regno Unito contro la Siria, il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg è sbarcato ad Ankara per incontrare Erdogan e il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu. “Mi reco in visita ad Ankara poiché la Turchia rappresenta un alleato chiave per motivi che vanno al di là della posizione geografica della Turchia. Abbiamo schierato batterie di missili Patriot provenienti da Italia e Spagna che hanno aumentato il potenziale difensivo di Ankara. A questi vanno aggiunte infrastrutture, esercitazioni congiunte e il centro di comando di Smirne”. Queste le dichiarazioni di Stoltenberg all’agenzia turca Anadolu prima del viaggio in Turchia. 

Posizioni ribadite oggi in conferenza stampa insieme a Cavusoglu. Conferenza in cui Stoltenberg ha addirittura lodato la “trasparenza” della Turchia riguardo agli obietti dell’operazione Ramoscello d’ulivo. Una campagna militare che ha messo contro Ankara e Washington e che ha due obiettivi: estendere l’influenza turca in Siria e distruggere le roccaforti curde oltre il confine. Se la Nato è d’accordo, evidentemente non saranno tempi facili per la Siria.

Il doppio gioco della Turchia

“Possiamo pensarla diversamente”, ma i rapporti con la Russia “non sono così deboli che il presidente francese possa spezzarli”. Queste le parole di Cavusoglu durante la stessa conferenza stampa con il segretario generale della Nato. Una risposta dura al presidente francese Emmanuel Macron che si beava del fatto che i raid in Siria avessero spezzato l’asse fra Mosca e Ankara. 

Riuscire a sciogliere questo intricato gomitolo rappresentato dalla posizione di Ankara è molto difficile. Ma ricordiamoci le certezze di questi anni di Erdogan. La prima: la volontà di rovesciare Assad, ribadita dalla frase di Hakan Cavusoglu, in queste ore, a Cipro nord: “La reazione degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e della Francia contro gli assalti di Assad è molto importante, anche se tardiva”. La seconda, l’appartenenza alla Nato della Turchia. La terza, il sostegno di Erdogan all’islamismo in Siria per estendere la sua sfera d’influenza. Quarta, il desiderio di ricucire i rapporti con la Russia per timore della catastrofe di uno scontro con Mosca.

Partendo da queste costanti delle azioni turche in Siria, vanno sottolineate allora le parole di Bozdag: “la Turchia non sta dalla parte di nessuno”. Un inno alla totale autonomia di Ankara in Medio Oriente, ma anche un monito a chi troppo facilmente dà per fatte alleanze nuove e per terminate alleanze antiche. La Turchia è un giocatore razionale ed Erdogan un abile giocatore d’azzardo. Ma il suo doppio gioco regge finché esistono accordi sotto banco che glielo permettono.

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