Le squadre di soccorso iraniane hanno finora recuperato soltanto i corpi di 32 delle 66 vittime del disastro aereo di domenica, quando un aereo della Iran Aseman Airlines si è schiantato sul Monte Dena. La Mezzaluna rossa iraniana ha affermato che sono 80 le squadre di soccorso impegnate nella faticosa ricerca dei corpi. Ma la situazione è complicata e resa ancora peggiore dalle avverse condizioni meteorologiche.
Dalle prime ore successive all’incidente, le accuse si sono rivolte in particolare alla politica di sanzioni imposta dagli Stati Uniti che, di fatto, rendono impossibile all’Iran poter modernizzare la propria flotta aerea. Per anni, a Teheran non è stato permesso acquistare nuovi mezzi e tecnologie per l’aeronautica civile poiché ritenute utilizzabili per scopi militari. E questo, chiaramente, ha avuto un prezzo. Un prezzo pagato in particolare dai cittadini, che prendono questi aerei con la consapevolezza che il proprio Paese abbia vissuto per anni un isolamento tecnologico gravissimo che ha messo a repentaglio l’intero trasporto aereo.
L’amministrazione Obama, con i suoi difetti, aveva avuto un grande pregio, quello del raggiungimento di un accordo con l’Iran che aveva sbloccato la possibilità di investire nel Paese anche nel settore dell’aviazione. Un mercato enorme, cui l’Iran aveva risposto con commesse con molti giganti dell’industria aeronautica. La stessa americana Boeing era riuscita a stipulare con Teheran un accordo commerciale molto importante, con il quale era prevista la cessione di 80 nuovi velivoli alla Iran Air. E nel 2017, era arrivato a Teheran il primo nuovo aereo della Airbus, consegnato all’Iran air nell’ambito di un contratto per la vendita di 100 nuovi mezzi. Una modernizzazione voluta con forza da Rohani ma anche estremamente necessaria, che permetterebbe sicuramente all’aviazione iraniana di evitare tragedie come quella avvenuta pochi giorni fa. Un dato, su tutti, per comprendere l’importanza di queste commissioni. L’Airbus consegnato all’aeroporto di Tehran Mehrabad nel 2017 era il primo velivolo totalmente nuovo acquistato da una compagnia nazionale dal 1993.
Ma se si pensava di avere raggiunto l’inizio di una nuova era, l’amministrazione Trump, soprattutto per i suoi cosiddetti “falchi” interni, sembra intenzionata a tornare indietro. Negli ultimi giorni, una compagnia aerea iraniana, laMahan Air, sottoposta alle sanzioni Usa per aver trasportato uomini e mezzi in Siria, è stata accusata di aver comprato motori e componenti attraverso la Turchia, aggirando le sanzioni. A riferirlo, il quotidiano Wall Street Journal che cita fonti delle agenzie federali. Il sospetto è che adesso le rivelazioni possano indurre il presidente Trump a rivedere le licenze concesse alla Boeing per vendere all’Iran i nuovi modelli, condannando dunque il Paese a un nuovo blocco della modernizzazione della flotta aerea. Per ora, a frenare Trump sarebbe il rischio di danneggiare gravemente la Boeing, che ha un peso importante nell’economia statunitense
La compagnia americana ha firmato un contratto da 16,6 miliardi di dollari con la Iran Air nel 2016. L’accordo era stato salutato come il simbolo della possibile normalizzazione delle relazioni degli Stati Uniti con l’Iran a seguito dell’accordo del 2015 con cui Teheran ha accettato di congelare lo sviluppo del suo programma nucleare in cambio della fine delle sanzioni internazionali. La conclusione dell’accordo di Boeing ha certamente un impatto sensibile sull’accordo sul nucleare. Parliamo di una perdita di investimenti che si stimano intorno ai 40 miliardi di dollari tra contratti di Boeing e Airbus. Anche quest’ultima, infatti, si affida alle licenze statunitensi per il proprio accordo con l’Iran a causa delle molte parti prodotte dagli Stati Uniti sui propri aerei. Quindi l’interruzione dei rapporti fra Teheran e il gigante americano comporterebbe un effetto domino su tutti gli accordi siglati nel settore aeronautico. In particolare con la Mahan, accusata di essere strettamente collegata all’apparato industriale dei Pasdaran.
Il problema è che in tutto questo gioco di sanzioni, di interruzioni e di contratti saltati, il prezzo più alto lo pagano le persone che si imbarcano su questi aerei, i loro equipaggi, i passeggeri e le famiglie delle vittime. L’imposizione di un tale regime sanzionatorio non può ledere la sicurezza dei cieli iraniani quando le vittime sono passeggeri innocenti. E queste tragedie possono ripetersi. A volte gli incidenti non hanno conseguenze catastrofiche e l’aereo riesce a tornare indietro o a compiere un atterraggio d’emergenza. Ma altre volte, purtroppo, le persone coinvolte non hanno questa fortuna.
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