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Donne

Il riscatto delle donne irachene adesso passa anche dallo sport

Il nome del quartiere ne indica già la sua importanza e la sua composizione: il riferimento è a Sadr City, la zona sciita di Baghdad, che durante i governi del partito Baath veniva chiamata ‘Saddam City’ ma, subito dopo la...

Il nome del quartiere ne indica già la sua importanza e la sua composizione: il riferimento è a Sadr City, la zona sciita di Baghdad, che durante i governi del partito Baath veniva chiamata ‘Saddam City’ ma, subito dopo la caduta dell’ex rais iracheno, è stata ribattezzata in onore di Muḥammad Ṣādiq al-Ṣadr, uno dei principali tra i leader religiosi e politici degli sciiti iracheni da sempre strenuo oppositore di Saddam Hussein. Sadr City è una città nella città, un grande quartiere fondato nel 1958 per dare alloggi popolari a chi viveva nelle campagne o nelle zone più fatiscenti di Baghdad; in tanti sono venuti dal sud, è per tal motivo che tra le migliaia di abitanti che hanno iniziato a risiedere a Sadr City, in gran parte erano sciiti: oggi da questo quartiere arrivano alcune storie di riscatto, che hanno come base i valori dello sport e la lotta delle giovani irachene per ottenere una maggiore indipendenza economica dalle famiglie di appartenenza.

La palestra tutta al femminile di Sadr City

E’ proprio nel cuore di questo quartiere che proviene una delle storie che maggiormente sta ispirando diversi iracheni e sta dando, a migliaia di cittadini scampati alle atrocità dell’ISIS, una grande speranza; una palestra infatti, è stata aperta all’interno di un anonima magazzino di una parte residenziale di Sadr City: al suo interno, è possibile osservare scene di ordinaria quotidianità che però, in questo lembo di terra, sembrano essere vere e proprie basi per un lento ritorno alla normalità. Si trovano infatti diverse ragazze in tuta e scarpe da ginnastica, che si esercitano con il sollevamento pesi: minorenni ma anche adolescenti e mamme di famiglia, che all’interno di questa palestra trascorrono diverse ore scaricando le inevitabili tensioni che si vivono abitando in una delle zone più instabili e pericolose al mondo. Ad aprire questa palestra, è stato Abbas Ahmed: ex allenatore della nazionale irachena di sollevamento pesi, Ahmed qualche anno fa ha deciso di trasformare un magazzino in un luogo in cui creare la prima squadra femminile di sollevamento pesi.

I risultati sul piano sportivo non sono poi tanto male: alcune atlete hanno ottenuto medaglie anche in ambito continentale, con piazzamenti di peso in competizioni svolte sfidando le nazionali di altri paesi asiatici; ma è sotto un profilo meramente sociale che la palestra assume i connotati di una delle vittorie più importanti per Sadr City e per l’intero Iraq. Qui infatti diverse ragazze vengono tolte dalla strada, vengono tolte da una quotidianità fatta di paura ed apprensione per attentati, faide e per una povertà dilagante in un quartiere poi già popolare e povero prima della guerra del 2003; ma non solo: la palestra è sponsorizzata dal club della Polizia irachena e chi la pratica a livello agonistico ha diritto ad ottenere uno stipendio che da queste parti appare molto più che una semplice esigenza. Huda Salim al-Saedi, 20 anni ed atleta di punta della palestra, al giornalista Khalil Jalil dell’AFP che l’ha intervistata, ha dichiarato che grazie al suo stipendio da 800 Dollari riesce a pagare l’affitto per la casa dove vive con i genitori.

Sono tante le ragazze che si allenano giorno dopo giorno e che sono in grado di ricevere un regolare stipendio; per loro il sollevamento pesi è un modo per vivere, per guadagnare, per affrontare la quotidianità e, perché no, anche per rendersi più liberi ed indipendenti da genitori e mariti. La storia di Sadr City, con la sua palestra e le sue medaglie ottenute nel sollevamento pesi, è sempre più diffusa in Iraq e contribuisce a dare una prima idea di normalità a questo martoriato paese.

L’importanza dello sport per una nazione come l’Iraq

Nell’agosto 2004, ad Atene la bandiera irachena è stata molto vicina ad entrare nel medagliere delle Olimpiadi e, tra le altre cose, ad entrarci proprio nello sport più popolare al mondo, ossia il calcio; nella capitale greca, che in quell’estate ha ospitato i giochi, l’Iraq è arrivato fino in semifinale nel torneo calcistico, perdendo il bronzo in finale contro l’Italia: nessuno ancora immaginava che a sfidarsi, in quella partita, erano i futuri campioni del mondo del 2006 contro i futuri campioni d’Asia del 2007. Infatti, l’Iraq nel torneo continentale svoltosi in Indonesia tre anni dopo Atene 2004 è riuscito nell’impresa di aggiudicarsi il titolo, il primo della sua storia; in quell’estate, era esplosa in maniera drammatica la guerra civile e la violenza settaria tra sciiti e sunniti, la nazionale di calcio è riuscita a ridare dopo tanti anni agli iracheni l’occasione per almeno una notte di uscire per strada per celebrare una vittoria collettiva.

Ecco il valore dello sport per un paese come l’Iraq, che vede soprattutto nel calcio motivo di vanto ed affermazione, ma che vede anche in altri sport minori la possibilità di riscatto e di ritrovare una quotidianità annientata dalle vicende degli ultimi anni; la palestra di Sadr City sopra menzionata, è soltanto uno dei tanti esempi di come lo sport nel paese mesopotamico stia contribuendo ad alimentare una certa voglia di semplice normalità.





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