Sentenza storica in Libano. Lo scorso 11 dicembre un giudice sciita (di rito jafarita), Musa Samouri, in un tribunale di Baabda, quartiere a sud-est di Beirut, ha stabilito un precedente importante nella giurisprudenza islamica sciita. Ha assegnato ad una donna la custodia dei propri figli, nonostante oltrepassino l’età oltre la quale l’affidamento è di norma assegnato al padre. E’ già il terzo caso in pochi mesi, dopo due decisioni prese dallo stesso giudice lo scorso luglio. Tuttavia è previsto ancora il ricorso da parte del padre, che se vinto annullerebbe la decisione.
Human Rights Watch da tempo denuncia il trattamento impari delle donne in Libano in caso di divorzio e affidamento dei figli. Sono moltissime le storie di donne che hanno passato anni a cercare di ottenere l’affidamento dei figli. Alcune sono state anche arrestate per aver violato le disposizioni del giudice. Come Fatima Hamzeh, arrestata per essersi rifiutata di rinunciare alla custodia dei figli. Un altro caso è quello di Rita Choucair che nel 2015 ha divorziato dal marito, e le è stato impedito di vedere il figlio, affidato al padre. Oggi può vedere il figlio per tre ore a settimana. Anche Dareen Salman è stata arrestata perché dopo la decisione del giudice, che aveva affidato il figlio al padre, ha continuato a tenerlo con sé. Quando è stata rilasciata, le è stato concesso il diritto di vedere il figlio 15 giorni all’anno. Di solito, nei casi regolati dalla giurisprudenza sciita-jafarita ai padri viene garantita la custodia, alle madri invece viene concesso di vedere i figli per 48 ore a settimana o anche meno.
La campagna Protecting Lebanese Women (PLW), lanciata da Zeina Ibrahim e altre donne nel 2013, chiede una modifica dell’età oltre la quale affidare la custodia la padre: 7 anni per i bambini e 9 per le bambine, anziché 2 e 7. La campagna insiste anche per garantire il diritto del padre di vedere il figlio 48 ore a settimana quando viene affidato alla madre. Come è già stato stabilito da una vecchia fatwa di Seyyed Muhammad Fadlallah, uno dei più importanti religiosi sciiti. PLW insiste anche su una celebre fatwa di Fadlallah secondo cui la custodia dei figli dovrebbe essere assegnata in precedenza alla madre, citando anche a suo sostegno diversi riferimenti religiosi. Ma Fadlallah si era spinto anche oltre: aveva affermato che la custodia dei figli fino ai 18 anni dovrebbe andare sempre alla madre.
Zeina Ibrahim spiega che esiste anche l’opzione della custodia congiunta, nel caso in cui entrambi i genitori abbiano i titoli per l’affidamento. “In questo caso ad un genitore viene garantita la custodia del figlio nei giorni feriali e all’altro in quelli festivi e durante le vacanze estive. Finché i figli – il maschio a 13 anni e la femmina a 9 – non decideranno con chi vivere”. La questione delle leggi sullo statuto personale risale al periodo del mandato francese sul Libano, tra il 1920 e il 1943. Allora l’Alto Commissario francese firmò un accordo con i capi delle comunità religiose in Libano, garantendo loro il diritto di regolare gli affari delle loro comunità religiose. Dopo l’indipendenza, la legge ha continuato a confermare il diritto di ogni confessione a stabilire le proprie regole nell’ambito del diritto di famiglia. Ciò, è bene sottolineare è in netto contrasto con il principio di eguaglianza di fronte alla legge garantito dalla Costituzione libanese. Secondo l’esperto in questioni religiose e giuridiche Hassan Bazzi “la soluzione per le comunità musulmane sarebbe quella di adottare una legislazione uniforme. La legge dovrebbe stabilire un’unica età legale al di sotto della quale la custodia dei figli deve essere della madre”.
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