Il presidente Trump sarebbe pronto a proporre fino a 716 miliardi di dollari di spese militari. La notizia ha iniziato a circolare fra i media statunitensi in questi giorni dopo la rivelazione del Washington Post e non ha ricevuto smentite ufficiali da parte della Casa Bianca. E adesso si attende il prossimo mese, quando Trump svelerà il bilancio proposto per il 2019 e toglierà ogni dubbio sulle volontà dell’amministrazione di riempire il portafogli della Difesa degli Stati Uniti. Il bilancio proposto, se sarà confermato, dovrà sicuramente essere considerata una vittoria ottenuta dal segretario alla Difesa Jim Mattis, che ha sempre puntato sull’aumento e la riorganizzazione del budget della Difesa con un unico intento: preparare le forze armate statunitensi a un potenziale conflitto con Cina e Russia. I 716 miliardi di dollari che dovrebbe proporre il presidente Trump per il 2019 coprirebbero tutto il budget annuale del Pentagono, comprensivo dunque anche del mantenimento delle truppe all’estero, delle operazioni militari sui vari e molteplici fronti in cui sono impegnate le forze armate Usa e, ovviamente, anche la spesa per il mantenimento dell’arsenale nucleare, che rappresenta un capitolo di uscite estremamente rilevante per il Pentagono. Un aumento di spesa importante, poiché come riporta il Washington Post, l’aumento sarebbe del 7% rispetto al budget del 2018, che non è ancora passato per il Congresso, e “aumenterebbe del 13% rispetto al 2017, quando gli Stati Uniti spesero circa 634 miliardi di dollari in difesa”.
Per la finanza degli Stati Uniti, il piano Trump comporterebbe certamente la bocciatura del piano per il contenimento del deficit dello Stato centrale. Mick Mulvaney, direttore dell’Ufficio di gestione e bilancio, e uno dei più ferrei sostenitori di una politica più austera, aveva paventato più volte che un aumento del budget per la Difesa doveva essere compensato con tagli in altri comparti pubblici americani. E aveva chiesto alla presidenza di mantenere il più possibile invariato il numero dei fondi assegnato all’apparato bellico. Le sue parole tuttavia non sono state ascoltate e Trump sembra perseverare nella volontà di aumentare la spesa militare. Un dato che non deve sorprendere, dal momento che i militari hanno un ruolo ormai preponderante all’interno della Casa Bianca. La famosa triade dei generali composta da Kelly, McMaster e Mattis, rispettivamente capo di gabinetto della Casa Bianca, Consigliere per la sicurezza nazionale e segretario alla Difesa, rappresenta un potere enorme all’intero del governo Trump e un collegamento formidabile tra le volontà delle forze armate e le scelte del presidente Usa. Ma è un aumento di budget che non interessa soltanto ai generali, ma anche a moltissimi parlamentari che rappresentano anche uno dei settori fondamentali dell’economia statunitense: l’industria bellica. Proprio per questo motivo, molti deputati e senatori hanno spinto affinché il budget militare aumentasse molto più di quello che Trump aveva proposto già per il 2018. In quel caso, Trump propose un budget complessivo per la Difesa di 668 miliardi – da lui pubblicizzato come il più alto livello di spesa per la Difesa mai avuto – ma il Congresso non ha mai approvato realmente quel nuovo budget, poiché ha soltanto autorizzato la spesa militare senza promulgare un ulteriore atto che approvi l’aumento. Una scelta dettata da una serie di motivazioni politiche ma anche di delusione di molti sostenitori dell’aumento delle spese militari che, fino ad ora ha ancorato i fondi destinati alla Difesa all’ultima cifra approvata, cioè quella per il 2017.
Con questa mossa, Donald Trump compie due operazioni molto rilevanti. Sul fronte interno, cerca di ingraziarsi tutto il fronte neo-con, che rappresenta in gran parte gli interessi della grande industria bellica. La spesa servirà, infatti, per modernizzare l’esercito e i mezzi a sua disposizione, facendo circolare ulteriori miliardi nel circuito economico legato all’apparato militare americano – come già visto con i contratti siglati un po’ ovunque nel mondo, in primis in Arabia Saudita. Ma sul fronte internazionale, è evidente che Trump abbia deciso di non usare più alcun tipo di gesto di distensione nei confronti di Cina e Russia per ciò che concerne la futura sfida militare. Il nuovo budget, stando alle parole di Mattis, ha palesemente l’obiettivo di andare a modernizzare le forze armate nell’ottica di un confronto serrato con Pechino e Mosca, tanto è vero che si parla sempre meno di fondi destinati a Iraq e Afghanistan o per la lotta al terrorismo, ma ci si concentra proprio su Cina e Russia, nonché su Iran e Corea del Nord. Come già suggerito dalla National Security Strategy approvata nelle scorse settimane, sono questi i veri rivali degli Stati Uniti. E le ultime mosse inducono a non essere particolarmente ottimisti.
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