E’ forse l’elemento che più di ogni altra cosa in qualche modo trascina maggiormente l’orientamento dell’opinione pubblica israeliana: il riferimento è alla sicurezza, alla sua percezione ed a quello che si aspettano gli elettori dello stato ebraico dal proprio governo e dalla propria politica per migliorarla. Ogni anno, dal 1984, c’è un istituto che monitora costantemente quello che l’opinione pubblica più teme proprio per quanto concerne la sicurezza; viene chiesto ai cittadini qual è il fronte che maggiormente preoccupa, quali le situazioni su cui dover intervenire prioritariamente e sulle quali il governo dovrebbe basare anche la sua stessa politica estera. Non è stata fatta eccezione nel 2017, con il sondaggio che è stato condotto per l’appunto dall’INSS (Institute for National Security Studies) e che ha preso come campione un nutrito gruppo di cittadini israeliani; i risultati non hanno mancato di suscitare reazioni di stupore e sorpresa in seno alla leadership di Tel Aviv.
Minacce interne e fronte nord: ecco i pericoli principali percepiti dagli israeliani
Al primo posto nel sondaggio si trovano le questioni interne; sono queste quelle che sembrano preoccupare maggiormente i cittadini: il 39% si è dichiarato infatti inquietato da quello che viene chiamato ‘fronte interno’ e che raggruppa una vasta serie di categorie, a partire dai possibili disordini sociali causati da una diseguaglianza sempre più marcata nelle principali città. Questo dato rappresenta senza dubbio una prima grande sorpresa: non è il conflitto con i palestinesi a turbare il sonno degli israeliani, né le incombenze registrate con gli altri vicini regionali, bensì la paura che i problemi sociali diventino anche fonte di insicurezza tanto da minare la stabilità del sistema israeliano. A rendere noti questi dati è il Jerusalem Post; in un lungo articolo a firma di Zipi Israeli, vengono via via mostrate le percentuali che indicano le maggiori ansie sulla sicurezza dei cittadini interivstati dal sondaggio dell’INSS.
Subito dietro alle tematiche interne, si pongono le minacce poste dal cosiddetto ‘fronte nord’: il 31% degli israeliani infatti, teme tanto gli strascichi della guerra siriana quanto le minacce provenienti dal sud del Libano e, in particolare, da Hezbollah. Anche in questo caso, si tratta di una sorpresa: nel 2016 infatti, secondo il quotidiano di Gerusalemme, la percentuale di chi temeva minacce dal nord del paese era solo del 12% e dunque, nel giro di pochi mesi, questa cifra appare più che raddoppiata; pesa, in tal senso, il rafforzamento di Hezbollah e delle milizie sciite in Siria e quindi nei pressi delle alture occupate del Golan, mentre dall’altro lato la crisi politica che ha rischiato di innestarsi nel paese dei cedri a seguito delle dimissioni, poi ritirate, del primo ministro Hariri, ha accresciuto di fatto la percezione di precarietà della sicurezza in Galilea.
Solo il 21% degli intervistati invece, ha messo al centro delle proprie preoccupazioni l’irrisolta questione con i palestinesi; nonostante le tensioni nate nei mesi scorsi dopo il riconoscimento, da parte degli USA, di Gerusalemme quale capitale dello stato d’Israele, i cittadini vedono nel terrorismo proveniente dai territori occupati e da Gaza un pericolo esterno meno evidente rispetto ai recenti movimenti accaduti lungo i confini nord del paese. Scorrendo la classifica dello studio dell’INSS, si nota come solo il 13% ritiene Hamas una concreta minaccia per la sicurezza, percentuale che scende al 5% se si considera coloro che sono preoccupati per il rischio di isolamento internazionale dello stato ebraico. Un posto marginale, nella graduatoria, occupa il terrorismo legato all’ISIS: solo il 9% degli israeliani ritiene lo stato islamico in grado di attaccare Israele, la stragrande maggioranza al contrario è convinta che i recenti attacchi terroristici in Europa difficilmente potranno accadere anche nelle principali città del paese.
Cala il timore verso l’Iran
Ossessione per il governo Netanyahu, spettro sempre vivo in ogni mossa della politica estera israeliana, solo il 21% della popolazione ritiene però che l’Iran possa realmente rappresentare una minaccia per Tel Aviv; eccola l’altra sorpresa nelle rilevazioni compiute dall’INSS: le mosse di Teheran e la vittoria politica e militare sempre più prossima in Siria degli iraniani, al pari del braccio di ferro contro i sauditi, non sembrano interessare particolarmente i cittadini dello stato ebraico. Anzi, rispetto al 2016 la percentuale di coloro che vedono nell’Iran una minaccia è calata sensibilmente; secondo lo stesso Jerusalem Post, questo potrebbe essere spia di un certo distacco tra i toni utilizzati dall’attuale esecutivo in carica e la realtà vissuta e percepita tra le strade del paese, dove la popolazione sembra dare priorità ad altri contesti e ad altre situazioni.
Fiducia nell’affrontare le questioni esterne, sfiducia per le sfide interne
Altri dati interessanti del sondaggio sopra esposto, riguardano invece la fiducia che l’elettorato israeliano ripone nelle istituzioni; le percentuali, in tal senso, rispecchiano quelle che sono le preoccupazioni emerse dagli umori degli elettori: se da un lato, infatti, emerge notevole fiducia nello Stato per quanto concerne la difesa da minacce esterne, dall’altro invece c’è pessimismo circa le sfide che riguardano la politica interna. In particolare infatti, l’85% degli intervistati ha dichiarato la propria convinzione sul fatto che Tel Aviv sappia fronteggiare da sola i pericoli che provengono dall’estero, sia sotto forma di minacce terroristiche che militari; il 70% invece, al contempo ha espresso sfiducia per la risoluzione dei problemi interni, in particolare il sempre più crescente livello di polarizzazione che attanaglia la politica e la società israeliana, oltre che le sempre più fitte diseguaglianze di natura soprattutto economica.



