Theresa May è in visita in Arabia Saudita per un tour mediorientale solo apparentemente di secondaria importanza. D’altronde se è lo stesso Primo Ministro a scomodarsi per un viaggio diplomatico significa che la posta in gioco è molto alta.
Regno Unito e Arabia Saudita uniti per il post-Brexit
Secondo la stampa britannica, in particolare The Independent e The Guardian, il tour di Theresa May in Medio Oriente avrebbe due obiettivi principali. Uno di natura prettamente economica e l’altro invece di tipo etico. “Theresa May arriva in Medio Oriente per rafforzare i legami post Brexit con altri partner commerciali”, questo il titolo scelto dal The Independent. Sarebbe dunque chiaro secondo il quotidiano britannico l’obiettivo principale della May. Il governo di Londra non ha scelto a caso di effettuare ben due viaggi in Arabia Saudita solo negli ultimi sei mesi.
Sarebbe chiara l’intenzione di instaurare concrete relazioni bilaterali con alcuni Stati mediorientali, Arabia Saudita su tutti, per dimostrare come l’uscita dal mercato unico europeo non sia un rischio bensì un’opportunità per Downing Street. In realtà Londra si è già ben indirizzata su questo binario sviluppando una strategia di business che ha portato al guadagno di oltre 8 miliardi di dollari in vendita di armi ai sauditi dal 2015 ad oggi. Le opportunità di partnership non si esauriscono qui. La stessa May ha infatti applaudito al programma Vision 2030 promosso dal principe ereditario bin Salman. Un programma che prevede investimenti per miliardi dollari cui società britanniche potrebbero essere coinvolte.
Theresa May chiede l’interruzione del blocco navale saudita sullo Yemen
Oltre al mero calcolo affaristico la visita di May sarebbe stata dettata anche da un senso di etica del Premier britannico. Al centro del dibattito a Londra sarebbe infatti finita proprio la redditizia vendita di armi ai sauditi. Un export che è iniziato a espandersi proprio all’inizio della guerra cominciata dall’Arabia Saudita in Yemen. Alcuni parlamentari britannici non hanno gradito che il Governo di Londra risulti così implicato in quella che le stesse Nazioni Unite non hanno esitato a definire “catastrofe umanitaria”.
Così sotto la pressione dell’opposizione Theresa May ha dichiarato: “Siamo molto preoccupati circa la situazione umanitaria in Yemen. Il Regno Unito è ora il terzo donatore bilaterale di aiuti al mondo per lo Yemen. Siamo molto chiari, vogliamo vedere il pieno accesso, umanitario e commerciale, al porto di Hodeida e ovviamente questa è una questione che solleverò quando sarò in Arabia Saudita”. Theresa May chiede dunque che Riyad riapra al libero traffico il porto yemenita di Hodeida, che era stato posto sotto blocco commerciale dall’Arabia Saudita. Riyad aveva messo il divieto per motivi di sicurezza a seguito del lancio del razzo partito dallo Yemen diretto sul territorio saudita.
Il blocco ha però impedito agli aiuti internazionali (medicine cibo e quant’altro) di giungere in territorio yemenita, peggiorando così ulteriormente la situazione umanitaria. Ancora da verificare dunque se Theresa May avrà la volontà di fare la voce grossa davanti al principe saudita al netto dei miliardi di dollari giunti da Riyad in cambio di armamenti.
C’è l’Aramco dietro al viaggio di Theresa May
I giornali britannici dimenticano però un altro motivo, forse il più importante, che ha spinto Theresa May a incontrare di persona bin Salman. Ecco che ci corre in aiuto Bloomberg. Secondo il portale d’informazione americano infatti Theresa May vorrebbe conquistare una “buona posizione” per le quotazioni di vendita dell’Aramco, principale società saudita per la produzione di petrolio. “Penso che Londra sia messa molto bene, non solo per la sua importanza come centro finanziario internazionale, è anche tecnicamente messa bene in relazione ad Aramco”, così ha detto Theresa May.
Secondo Bloomberg si tratterebbe di un chiaro segnale rivolto da Londra a Washington, come per dire “ci siamo anche noi”. Circa un mese fa infatti Donald Trump in un tweet incitava i sauditi a programmare l’IPO di Aramco (la vendita iniziale di quote) sul New York Stock Exchange. Theresa May sembra ora voler soffiare l’IPO di Aramco a Donald Trump per portarlo alla City di Londra. La società petrolifera saudita sarà dunque uno degli argomenti principali affrontati da bin Salman e Theresa May. Nel frattempo sembra che la competizione su Aramco abbia aumentato i dissapori tra Londra e Washington con Theresa May che ha accusato Trump di essere “troppo concentrato nel dialogare con gli estremisti”. La competizione per accaparrarsi l’azienda leader del petrolio è dunque solo all’inizio.
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