Il 13° ed ultimo numero di Rumiyah è stato probabilmente il testamento strategico dell’Isis che consacra la fine dell’attuale ciclo in vista della prossima mutazione fisica geo-localizzata. In realtà il ramo mediatico dell’Isis (Alhayat Media Center nel caso di Rumiyah) non va inteso come fisicamente stabilito. E’ stato questo il primo errore di valutazione: considerare le agenzie di stampa Isis alla stregua di quelle occidentali. Rumiyah, durante la presenza fisica del Califfato in Siria ed Iraq, aveva un definito, ma transitorio scopo narrativo. Il secondo errore è stato quello di credere che le perdite fisiche in Iraq e Siria avrebbero interrotto le pubblicazioni jihadiste (ci riferiamo soltanto alla narrativa pubblica e non a quella parallela privata). E’ senza dubbio vero che l’agenzia Amaq ha ridotto i suoi contributi sulla rete negli ultimi due mesi, ma continua a diramare comunicati e bollettini di guerra su diverse piattaforme. Solo per fare un esempio. 48 ore fa Amaq ha pubblicato sulla rete la notizia del primo attacco del gruppo nella valle del Kashmir, nell’India settentrionale. Il ramo mediatico dell’Isis non ha mai interrotto le sue produzioni per la radicalizzazione a distanza. I media center di ogni provincia del Califfato continuano ad immettere video sulla rete, l’ultimo pubblicato 48 ore fa. Il settimanale al-Naba giunto al numero 106 è stato pubblicato il 17 novembre scorso.
Non consideriamo volutamente le opere dei gruppi pro-Is (i Media Operative sparsi per il globo) che non hanno alcun tipo di collegamento con il ramo centrale anche se, a causa della mancanza dei protocolli di esposizione in Occidente, vengono subito elevate a minacce ufficiali. Non è corretto, quindi, affermare che le perdite territoriali in Iraq e Siria hanno interrotto la produzione jihadista sulla rete. La realizzazione delle aspirazioni ideologiche sono molto più importanti della gestione permanente di qualsiasi pezzo di terra. Per il terrorismo jihadista, il territorio fisico in senso stretto è un’idea, mentre le sconfitte sono semplicemente prove per determinare la fede di un vero credente. E’ altresì sbagliato, infine, considerare l’eliminazione fisica delle figure principali del movimento come essenziale per interrompere la profondità strategica digitale.
I testi di riferimento come il “Media Operative, You Are a Mujahid, Too” garantiscono la consulenza strategica per gli operativi dei media. Testi come il Media Operative, You Are a Mujahid, Too, rappresentano un cambiamento nella strategia di comunicazione salafita-jihadista per tutte le future operazioni di informazione strutturate su tre linee guida. La propaganda è essenziale per la sopravvivenza dell’Isis, sia come gruppo che come idea per coltivare quella profondità strategica digitale. È un meccanismo prezioso con il quale far valere l’acquiescenza nel suo proto-Stato ed un’arma penetrante con cui affermare la propria egemonia terroristica all’estero. Negli anni a venire, servirà come bandiera attorno alla quale i veri credenti del califfato si raduneranno, una volta perduti i territori.
Perché allora la pubblicazione di Rumiyah è stata interrotta?
Probabilmente perché l’utilità del suo ciclo temporale si è conclusa. Consideriamo il 13° numero come ultimo testo strategico, cambiando approccio di lettura. Il testo non va mai tradotto in maniera letterale.
Rumiyah è la mutazione editoriale di Dabiq il cui ultimo numero è stato pubblicato il 31 lulgio del 2016. Il primo numero di Rumiyah è stato identificato sulla rete il 5 settembre dello scorso anno, nell’ultimo mese lunare del calendario islamico Dhul-Hijjah 1437. Il tredicesimo ed ultimo numero di Rumiyah è stato pubblicato esattamente un anno dopo, il 9 settembre del 2017. Settembre rappresenta il periodo dell’espletamento dei riti del pellegrinaggio. Da rilevare che l’Isis ha decontestualizzato le classiche prescrizioni del Corano per garantire un supporto religioso ad omicidi e missioni di martirio. La reinterpretazione della teologia islamica risale al 2014, durante i primi sermoni di Abu Mohammed al-Adnani, portavoce del gruppo e del califfo autoproclamato Abu Bakr al-Baghdadi. Il linguaggio jihadista non va inteso come letterale, ma interpretato ed incastonato in un preciso contesto con un chiaro obiettivo strategico. Ricordiamo che l’Isis si definisce come il ramo puro dell’Islam nella sua forma più vera. Non a caso il tredicesimo ed ultimo numero di Rumiyah è dedicato alla la dottrina islamica della migrazione, una forma di jihad senza armi.
Emigrare per predicare la parola di Allah è considerato nell’Islam come uno degli atti più nobili. Il concetto di Hijrah va inteso come una chiamata alle armi per unirsi alla causa dei mujahedin. A distanza di un anno, la dottrina islamica della migrazione ha assunto due diversi significati temporalmente localizzati. Nel primo numero di Rumiyah pubblicato nel settembre dello scorso anno il concetto di Hijrah era inteso come obbligo per i musulmani così da rinfoltire i ranghi in Siria ed in Iraq. Nell’ultimo numero, invece, il concetto di Hijrah assume una diversa interpretazione: non più migrazione, ma lotta interna e nelle regioni dove la penetrazione jihadista è stata relativamente debole. Cambiando approccio di lettura il 13° numero di Rumiyah ha pienamente senso come ultimo testo strategico. In base a tale approccio il testo dal titolo “Vivono in un altro mondo” che incita a colpire l’Occidente nel cuore delle proprie città, assume un’altra dimensione e profondità strategica. Il passaggio “…lasciateli preparare, che i crociati possano dissanguarsi nell’elaborare le migliori misure difensive esistenti, non avranno scampo” rileva che l’Occidente non si aspetta di essere colpito nel cuore delle proprie città.
Il testamento strategico dell’ Isis
Utilizziamo tale approccio anche per rileggere i testi “Occupa meglio il tuo tempo libero prima che sia troppo tardi” “Il ruolo dell’Imamah nella religione” e “Le caratteristiche dell’Ipocrisia” (che si ispira al documento “Siate un sopporto non un ramo secco”). Adottiamo tale approccio nel rileggere un passaggio del testo “Le caratteristiche dell’Ipocrisia”. Il testo è molto simile nei contenuti all’approfondimento “Siate un sopporto non un ramo secco” pubblicato nel decimo numero di Rumiyah, dove si analizzano le paure ed i timori di coloro che tradiscono la causa e offendono Dio. E’ un monito al nucleo familiare e di riflesso all’intero collegio musulmano. Nessuno può abbandonare la strada rivelata ed imposta da Dio.
“È una malattia incurabile che divora l’uomo dall’interno mentre è del tutto ignaro. E’ un male che porta l’uomo, inconsapevole, a diffondere la corruzione. In guerra le tribolazioni e le difficoltà abbondano. Le preoccupazioni aumentano ed attanagliano i cuori. Alcuni non perdono la Strada grazie ad Allah attraverso i loro iman, mentre altri periscono smarrendo la via. Tornano indietro, rinnegano la propria religione e tradiscono i fratelli. Invece di portare la sconfitta nei cuori dei nemici, la diffondono nel collegio musulmano. Essi spaventano i musulmani e li invitano a non combattere. E’ una pratica diffusa tra i deboli: iman, uomini e donne. La fine per questi uomini è già stata discussa, mentre le donne saranno colpite da calamità perché infettano con la loro lingua le loro case, il proprio marito ed i bambini. Le notizie false provocano confusioni e disorientano. Quanti diffondono le voci che indeboliscono i cuori, dovranno chiedere perdono ad Allah, ammettendo la propria colpa. Se cercate aiuto, lo troverete. Se sarete puniti è allora questo ciò Allah ha disposto. La donna musulmana non deve vacillare, ma essere sentinella e baluardo contro le falsità. Niente dovrà far vacillare il sostegno ad Allah, non importa quanto possano essere i suoi nemici”.
Il 13° numero di Rumiyah è dedicato interamente alla dottrina islamica della migrazione, argomento perfetto per chiudere l’attuale ciclo fisico in Siria ed Iraq in vista della prossima mutazione (che richiederà altri strumenti narrativi). Il 13° numero di Rumiyah si chiude con la copertina del testo di prossima uscita “Consigli per i capi ed i soldati dello Stato islamico”. Il ciclo editoriale di Rumiyah potrebbe essere definitivamente chiuso.
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