Nel valzer di arresti, dimissioni e crisi diplomatiche che sta affliggendo il Medio Oriente, l’Egitto potrebbe recitare un ruolo da protagonista nella vicenda. Con l’ancora mancato rimpatrio dell’ex premier libanese Hariri, risulta infatti ancora molto elevata la tensione tra Arabia Saudita e il fronte sciita mediorientale. Scopo di Casa Saud pare essere quello di scalzare definitivamente gli Hezbollah in Libano, con l’aiuto di Israele, e prepararsi ad un confronto diretto con l’Iran. Per raggiungere entrambi gli scopi Riyad ha bisogno di tutti i suoi alleati.
L’Arabia Saudita incontrerà i suoi alleati al Cairo
Così l’Arabia Saudita ha convocato con urgenza un meeting dei Ministri degli Esteri della Lega Araba per la prossima settimana, come riportato dalla Reuters. Tema dell’incontro sarà ovviamente la crisi istituzionale libanese e il pericolo sciita. Luogo designato per il meeting sarà il Cairo, capitale dell’Egitto. Una scelta che non pare casuale in un momento in cui proprio la posizione dell’Egitto rimane ufficialmente incerta. Sono infatti arrivati dalla presidenza di Al-Sisi dei segnali piuttosto discordanti circa le reali intenzioni egiziane.
“Qualsiasi minaccia ai sauditi è una minaccia contro l’Egitto”
Secondo il Washington Post il Cairo avrebbe espresso pieno sostegno alla volontà saudita di ridurre le velleità iraniane nella regione. “La reale intenzione nazionale in Egitto è quella di riferire ai nostri fratelli che noi siamo con loro per difendere la sicurezza dell’Arabia Saudita, del Golfo e dell’intera regione. Qualsiasi minaccia alla sicurezza del Golfo è una minaccia alla sicurezza nazionale”, ha dichiarato recentemente al-Sisi. Parole che sembrerebbero essere piuttosto inequivocabili e implicherebbero dunque una netta presa di posizione egiziana con conseguente intervento al fianco dei sauditi.
Tuttavia, quasi come ad affievolire i toni, sia il Presidente che alcuni importanti osservatori egiziani, come Imad Hussein, hanno specificato che ciò “non significa che saremo trascinati da loro (alleati del Golfo) in guerre e conflitti che sono essenzialmente settari e non sono di beneficio a nessuno se non ai nemici stessi delle nazioni arabe”. Rimane dunque un mistero comprendere esattamente dove si trovi il confine tra la “difesa della sicurezza dell’Arabia Saudita” e il “non farsi trascinare in un conflitto”.
Al-Sisi cerca di evitare il conflitto
É evidente che il Presidente egiziano non sa ancora bene come muoversi e attende i successivi sviluppi della vicenda. La sua è però un’attesa attiva perché ha già inviato il proprio Ministro degli Esteri Sameh al-Shukri a visitare sei capitali dei principali alleati arabi. Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Baharain e Oman sono le destinazioni scelte per questo tour organizzato in fretta e furia. Possiamo ipotizzare che gli obiettivi di questo viaggio siano essenzialmente due.
Provare innanzitutto a spingere Riyad sulla via della diplomazia per risolvere la crisi libanese. Un compito che si preannuncia tutt’altro che facile vista la determinazione del principe bin Salman. Se il Ministro egiziano non dovesse riuscirci ecco che scatterebbe il piano B. Ovvero cercare di capire fino a dove Riyad si voglia spingere e soprattutto se tutti i suoi alleati sono disposti a seguire Casa Saud. Certo è che a prescindere da questo l’ Egitto si trova comunque in una posizione scomoda.
Le donazioni saudite che vincolano al-Sisi
Sulla decisione di al-Sisi pesano infatti molto i più di 10 miliardi di crediti concessi da Riyad all’Egitto dal 2013 ad oggi. Soldi che hanno aiutato non poco il Generale al-Sisi durante il colpo di Stato operato ai danni dei Fratelli Musulmani. Anzi sono molti gli osservatori concordi nel dire che senza l’appoggio saudita al-Sisi non ce l’avrebbe mai fatta. Pesa poi sempre sull’Egitto il mancato supporto alla coalizione saudita nella guerra in Yemen, nonché la neutralità mostrata nel conflitto siriano. Un atteggiamento che è stato notato a Riyad. “L’Arabia Saudita non ha ottenuto la politica estera (egiziana) che voleva in cambio del suo generoso supporto”, scriveva Eric Trager del Washington Institute for Near East Policy.
Sembra poi che il coinvolgimento del Cairo negli affari di Casa Saud si sia anche rafforzato nell’ultimo periodo. Il portale Middle East Eye riportava come l’ex capo della sicurezza egiziana, Habib al-Adly, avrebbe agito da “consulente” per bin Salman durante le recenti purghe. Habib al-Adly avrebbe messo a disposizione del principe saudita tutta l’ “esperienza” guadagnata durante la presidenza Mubarak, quando diverse associazioni locali accusarono proprio al-Adly di utilizzo sistematico della “tortura”. Il legame tra Egitto e sauditi pare aver superato il punto di non ritorno e ora l’aiuto di al-Sisi sembra non essere più negoziabile.
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