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Guerra

Dove sono le persone rapite dall’Isis? L’inquietante domanda dei siriani

In Siria il sedicente Stato islamico sta continuando a perdere terreno: con l’aiuto della coalizione internazionale, le roccaforti dell’Isis stanno cadendo un dopo l’altra.  Mentre il Paese vive in una situazione di crisi umanitaria, la popolazione sta ritornando in quello...

In Siria il sedicente Stato islamico sta continuando a perdere terreno: con l’aiuto della coalizione internazionale, le roccaforti dell’Isis stanno cadendo un dopo l’altra.  Mentre il Paese vive in una situazione di crisi umanitaria, la popolazione sta ritornando in quello che resta delle città distrutte da oltre 6 anni di guerra. Mancano l’energia elettrica, il cibo e le medicine e la ricostruzione degli edifici richiederà tempi molto lunghi. Ma se il rientro della gente nelle città e la stabilizzazione della Siria sono aspetti fondamentali per il Paese, c’è ancora un altro problema che affligge il popolo siriano. Quello degli scomparsi.

Dall’inizio della guerra a oggi, in Siria sono detenute o scomparse migliaia di persone. Secondo le cifre dell’Osservatorio siriano per i diritti umani del Regno Unito, Isis ha rapito oltre 7.400 civili. Gli episodi di rapimenti sono quasi quotidiani, così come quelli di esecuzioni e torture. Ora, con la liberazione di Raqqa, ultima capitale di Daesh, le famiglie di chi è stato rapito dall’Isis vogliono risposte. “Ognuno è molto felice della fine dell’Isis, ma sembra che la gente abbia dimenticato quelli rapiti da loro. Nessuno parla di questo”, ha dichiarato a Human Rights Watch il parente di un uomo rapito dall’organizzazione terroristica nel novembre 2013.





La campagna sui social media

I parenti di tutti gli scomparsi hanno lanciato su Facebook una campagna denominata “Dove sono le persone rapite dall’Isis?“, invitando così la coalizione guidata dagli Stati Uniti a dare priorità a questo problema nella fase post-occupazione terroristica. I negoziati a livello internazionale e locale hanno infatti sempre marginalizzato le richieste per scoprire il destino di queste persone, liberare i detenuti politici e fermare i rapimenti e le torture.

Le storie

Leila al-Khalek, 23enne di Raqqa, pensava che con la caduta della città siriana sarebbe arrivata la risposta a una domanda che l’ha consumata da quasi quattro anni: “Dov’è mio padre?”. Ma quando la coalizione è entrata in città, non ha trovato neanche un detenuto. Da oltre tre anni non si hanno notizie neanche di Mazen al-Khalaf, rapito il 19 marzo 2014. Quella mattina aveva avuto una controversia banale con il suo vicino di casa, membro dell’Isis. Due ore dopo, cinque uomini lo hanno portato via da casa sua. Da quel momento il silenzio.

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“Quasi tutti coloro che vivevano sotto l’Isis conosce qualcuno che è stato rapito. Io stesso ne conosco 25”, ha affermato Mazen Hassoun, studente di 22 anni di Raqqa. Ed è proprio Hassoun che ha deciso di lanciare una campagna sui social media, usando la hashtag #Kidnapped_ISIS, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione delle persone scomparse. Il giovane ha raccontato di aver ricevuto centinaia di fotografie dai parenti dei rapiti per cercare di avere notizie sui propri cari. 

Le prigioni dell’Isis

Il sedicente Stato islamico ha realizzato una prigione sotto lo stadio comunale di Raqqa, ha raccontato Hassoun “e molte altre carceri in diverse città siriane, quindi nessuno sapeva esattamente dove erano i loro familiari”. Quando le forze della coalizione sono entrate a Raqqa hanno scoperto i nomi dei prigionieri incisi sulle pareti delle celle sotterranee accanto a diversi segni che indicavano quanto tempo erano rimasti lì. “Avevamo sperato di trovare alcuni prigionieri vivi“, ha dichiarato Talal Silo, portavoce della SDF, le forze democratiche siriane. “Abbiamo trovato molte prigioni, ma tutte erano tristemente vuote”. “Sono sicuro che troveremo molte tombe di massa, non solo una, in luoghi diversi”. Tutti i parenti rifiutano di rinunciare alla speranza che qualcuno possa ancora essere trovato vivo. “Devo sperare, non sono nulla senza speranza”, ha detto Leila al-Khalek. 

L’Isis potrebbe anche aver trasferito i detenuti da Raqqa nel territorio di Deir Ezzor per utilizzarli come scudi umani. “È impossibile che tutti siano scomparsi senza una traccia“, ha affermato Hassoun. “Ci saranno documenti, ci saranno registrazioni. Non possono scomparire così tante persone”.

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