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Politica

Annunciare la morte di un caduto: ecco chi svolge il lavoro più difficile

Comunicare la morte di un uomo alla sua famiglia. Uno dei lavori più difficili e delicati che si può svolgere solo dopo una accurata preparazione. I film di guerra hanno messo in scena più volte il momento in cui un...

Comunicare la morte di un uomo alla sua famiglia. Uno dei lavori più difficili e delicati che si può svolgere solo dopo una accurata preparazione. I film di guerra hanno messo in scena più volte il momento in cui un ufficiale dell’esercito si reca dai parenti del caduto per dare la triste notizia. Ma se le famiglie, non appena si trovano davanti l’ufficiale, capiscono immediatamente cosa sta per accadere, il funzionario del dipartimento della Difesa, quando bussa alla porta, si appresta a vivere ogni volta una situazione emotiva diversa.

Il caso

Dopo le accuse rivolte al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, colpevole di essersi dimostrato troppo insensibile e inadeguato nel fare le condoglianze alla vedova del sergente Johnson, ucciso in Niger lo scorso 4 ottobre, il generale in pensione John Kelly è intervenuto a difesa del presidente spiegando come viene comunicata la morte di un soldato alla sua famiglia. 





La deputata democratica Frederica S. Wilson ha raccontato di aver assistito alla telefonata tra il presidente Trump e la vedova. Trump avrebbe detto alla signora Johnson che il marito “sapeva cosa comportava il suo lavoro” e che poi avrebbe aggiunto: “Anche se immagino che faccia comunque male”. “La parlamentare democratica ha inventato la storia su quello che avrei detto alla moglie del soldato morto”, ha replicato Trump su Twitter reagendo alle polemiche. “Ho la prova”. Subito sono sorte numerose polemiche. C’è chi attacca il presidente americano e chi invece si schiera dalla sua parte, come l’ex generale Kelly che ha raccontato come la telefonata di Trump alla vedova rappresenti invece una vera e propria eccezione. 

La procedura 

Dopo il decesso, il corpo del soldato viene trasportato in elicottero fino al primo avamposto aereo. Qui si provvede a conservarlo e a inviarlo verso la base aerea americana più vicina. La salma raggiunge poi la Dover Air Force Base nel Delaware, dove i corpi vengono trattati, vestiti in alta uniforme con le decorazioni ottenute durante il servizio e infine mandati allo Stato di provenienza del caduto. Se questa prima parte della procedura è poco nota, quello che accade dopo è entrato nell’immaginario collettivo grazie ai numerosi film di guerra. Si tratta del lavoro del CNO, il Casualty Notification Officer, l’ufficiale che ha il compito di informare i familiari del soldato della sua morte. Il CNO deve seguire una procedura molto rigida e descritta in modo dettagliato nel Manuale dell’esercito degli Stati Uniti

Quello del CNO è un lavoro difficile e molto delicato. Per questo il militare deve aver seguito un corso al Centro operazioni per le morti e gli affari mortuari dell’esercito che gli consente di ottenere una certificazione da rinnovare ogni anno. Il CNO, conclusa la sua formazione, sarà in grado di localizzare e identificare i parenti più prossimi del caduto, fornire assistenza psicologica, mettere in atto procedure speciali nel caso in cui la famiglia abbia dei bambini. L’ufficiale, che ha in precedenza svolto almeno 6 anni di servizio come soldato, deve essere “emozionalmente maturo, educato, servizievole e compassionevole” nei confronti dei parenti e mostrare interesse per le vittime da parte dell’esercito. Nel Manuale è inoltre specificato che, per motivi di gerarchia interni all’esercito, un CNO deve sempre essere di pari grado o di grado superiore rispetto a quello del militare di cui deve annunciare la morte. 

Il CNO viene sempre accompagnato da un cappellano e da un altro soldato, che può intervenire solo nel caso in cui emergano tensioni con i familiari. Il decesso viene comunicato alla persona più vicina al militare morto, secondo un ordine ben preciso. Prima di raggiungere l’abitazione, al CNO vengono consegnati i documenti contenenti le informazioni sul soldato e sulle circostanze della sua morte. Da questo momento, non possono passare più di 4 ore per la comunicazione ai parenti. 

La notizia viene data alla famiglia solitamente nelle prime ore della giornata. Il CNO si reca all’abitazione dei parenti e attende in auto finché non si accendono le prime luci in casa. Il Manuale raccomanda all’ufficiale di bussare alla porta e dare l’annuncio nel modo “più naturale possibile”. Il CNO deve specificare il giorno, il luogo e le circostanze del decesso, “usare il buonsenso e non fornire informazioni crude o dettagli imbarazzanti sull’incidente che ha causato la morte”. Grazie alla sua formazione, il CNO è in grado di valutare quando lasciare l’abitazione, ma sicuramente non prima che il cappellano abbia prestato assistenza ai familiari. 

Il ruolo del presidente

Il presidente non telefona quasi mai alla famiglia per fare personalmente le condoglianze. In passato, George W. Bush e Barack Obama hanno chiamato i parenti solo in casi particolari, preferendo nei restanti casi inviare una lettera. Trump, consigliato da John Kelly, ha invece deciso di chiamare le famiglie dei 4 soldati uccisi in Niger. L’ex generale Kelly, nel corso della conferenza stampa, ha confessato di avere detto a Trump che questo tipo di telefonate sono molto difficili. “Non c’è nulla che tu possa fare per alleggerire il peso della perdita di queste famiglie”. Kelly gli ha poi ricordato le parole dell’ufficiale che gli comunicò la morte di suo figlio Robert in Afghanistan: “Lui stava facendo esattamente quello che voleva quando è stato ucciso. Sapeva quali erano i rischi, perché siamo in guerra”.

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