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Guerra

L’ecstasy diventerà un farmaco per curare i traumi della prima linea

L’Ecstasy, la più nota e temuta droga dello sballo, potrebbe diventare il farmaco principale per curare legalmente i sintomi della sindrome da disordine post-traumatico (PTSD): un disturbo psichiatrico che colpisce il 18%-20% dei soldati che sono stati impiegati in prima...

L’Ecstasy, la più nota e temuta droga dello sballo, potrebbe diventare il farmaco principale per curare legalmente i sintomi della sindrome da disordine post-traumatico (PTSD): un disturbo psichiatrico che colpisce il 18%-20% dei soldati che sono stati impiegati in prima linea e che li rende incapaci di condurre vite normali e di reintegrarsi nella società.

Se il trial condotto dal dottor Stephen Ross, dell’NYU Longone Medical Center, otterrà i risultati sperati, l’ecstasy verrà ufficialmente medicalizzata e somministrata ai soggetti che mostreranno i sintomi del PTSD. Tali sintomi, secondo i ricercatori, verrebbero innescati da “suoni” o “odori” – come odore della nafta o scoppi – che influiscono sulla memoria dei soggetti; i principi attivi dell’MDMA – sostanza psicoattiva sintetizzata dal chimico americano Alexander Shulgin nel 1976 sulla quale si basa l’Ecstasy – si sono rivelati però in grado di ‘resettare’ l’attività dei circuiti neuronali delle aree interessate, permettendo ai soggetti di superare i traumi che hanno generato il disturbo. Un test condotto negli Stati Uniti nella seconda fase della ricerca consentita dalla FDA (Food and Drug Administration) ha dimostrato che su 107 pazienti colpiti da PTSD sottoposti al trattamento con MDMA, 61 non hanno più mostrato alcun sintomo a distanza di un anno.

La ricerca, finanziata dalla MAPS (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies) per 25 milioni di dollari, approda dunque alla ‘terza fase’, che la porterà con buone probabilità a terminare con l’approvazione di questa terapia rivoluzionaria redendo l’Ecstasy un farmaco legale da somministrare su pazienti colpiti da PTSD già nel 2021. Questo lo renderebbe automaticamente il medicinale ‘più controllato’ al mondo.

Il trattamento con MDMA

I paziente colpiti da disturbi post-traumatici da stress sottoposti al trattamento viene fatta ingerire una capsula da 125 milligrammi nella quale è sintetizzata la sostanza e vengono fatti sdraiare su una poltrona reclinabile. Lì durante una sessione di 8 ore il dt. Ross e un co-terapista conducono una sessione di colloquio-terapia per superare il ‘trauma’ vissuto dal paziente con l’ausilio delle sostante psicoattive. Durante i test condotti nella ‘seconda fase’,  terminata nel novembre del 2016, più dei due-terzi dei pazienti hanno ottenuto una “sostanziale remissione” dei disturbi dopo solo 3 sessioni da 8 ore. Sulla base di questi risultati l’FDA ha approvato la ‘terza fase’ che verrà eseguita da 80 terapisti in tre nazioni per avvalorare i risultati della ricerca. I trial randomizzati – controllati con placebo – condotti nell’ultima fase valuteranno l’efficacia e la sicurezza della psicoterapia con MDMA su un gruppo di 200-300 pazienti colpiti da PTSD in Stati Uniti, Canada e Israele. Rick Doblin, fondatore e direttore esecutivo di MAPS, ha dichiarato al termine della seconda fase: “Ora che abbiamo accordo con la FDA, siamo pronti portare a termine la ricerca e iniziare i negoziati con l’Agenzia europea dei medicinali “.

Il Disturbo Post-Traumatico da Stress

Il PTSD, acronimo di Post Traumatic Stress Disorder, è un disturbo psichiatrico da soggetti posti in condizioni di grande stress e generato nella maggior parte dei casi da un trauma vissuto sul campo di battaglia riscontrato per la prima volta – ma non correttamente analizzato e affrontato – al termine del primo conflitto mondiale. Essi si dimostrano incapaci di metabolizzare il vissuto che rimane presente nella loro mente e non gli permette di affrontare il ritorno ad una vita civile reintegrandosi correttamente nella società e conducendo una vita ‘normale’: pensano di essere perennemente in pericolo tormentati da sogni, flashback e allucinazioni. Il disturbo si manifesta sotto forma diverse e provoca nella maggior parte dei soggetti dipendenza da alcol e droghe e dallo sviluppo di tendenze suicide. Casi eclatanti si verificarono nella seconda guerra mondiale quando 30.000 soldati si dimostrano ‘inabili’ a proseguire il conflitto nelle sole due settimana che seguirono allo sbarco in Normandia. Durante il conflitto del Vietnam al 25-30% dei cinque milioni di soldati che presero parte alla operazione servirono in Vietnam vennero riscontrato il PTSD provocando un numero di suicidi che si avvicinò alla perdite subite sul campo dalle forze armate americane. I disturbi passivo-aggressivi dei veterani vennero identificati nella ‘Sindrome di Rambo’.

Nei conflitti di Iraq e Afghanistan il disturbo ha colpito ufficialmente il 18%-20% dei soldati americani impiegati in Medio Oriente. Tale disturbo affligge invece  il 46% di operatori di droni da combattimento ‘Predator’ secondo una stima del 2011. Le ricerche condotte da indipendenti nel quinquennio passato hanno dichiarato che negli Stati Uniti almeno 300.000 veterani su su 1 milione e 600.000 di casi soffrono di disturbi psicologici di elevata entità.





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