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Terrorismo

L’Isis è pronto ad usare veicoli alla Mad Max per fare attentati in Europa

Come gruppo in guerra con molte pressioni strategiche, l’Isis ha già dimostrato di essere un‘organizzazione altamente adattabile. L’apprendimento militare sul campo è più rapido in risposta alle necessità strategiche piuttosto che a fattori organizzativi. E’ il contesto quindi a plasmare...

Come gruppo in guerra con molte pressioni strategiche, l’Isis ha già dimostrato di essere un‘organizzazione altamente adattabile. L’apprendimento militare sul campo è più rapido in risposta alle necessità strategiche piuttosto che a fattori organizzativi. E’ il contesto quindi a plasmare le nuove tattiche, procedure e tecniche assimilate negli anni. Generalmente l’Isis sembra avere una struttura di comando decentralizzata con apprendimento tattico affidato alle valutazioni degli emiri locali che sfruttano le pregresse esperienze (personali e non). Se da un lato è corretto affermare che gli attentati aumenteranno di pari passo alla costante perdita fisica del territorio Isis in Siria ed Iraq, dall’altro assisteremo ad una graduale mutazione che avrà l’obiettivo di perfezionale solo le migliori caratteristiche in proiezione futura. Il punto sulla sopravvivenza a medio termine è fondamentale e non andrebbe sottovalutata

L’attacco multiplo nel contesto urbano

La minaccia dinamica impone una costante rivalutazione dei protocolli di controllo ed accesso e la conseguente dotazione specifica di difesa che dovrebbe essere scevra dal politically correct (cosa che non sempre avviene). Un vehicle-ramming attack richiede particolari protocolli di risposta poiché le armi di piccolo calibro delle forze di polizia non riuscirebbero ad arrestare la minaccia. Il paradigma muta notevolmente in presenza di una formazione di veicoli (non ancora avvenuta la protezione balistica del mezzo). La strategia, già testata in Iraq e Siria, prevede un primo VBIED (con componente IED a bordo) utilizzato per sfondare il perimetro difensivo e detonare così da lasciare sgombera l’area. Il secondo VBIED, con un carico esplosivo nettamente maggiore, si dirigerebbe indisturbato verso il punto stabilito. Scenari che impongono una rivalutazione dei protocolli di e risposta armata nell’equazione difensiva. L’equazione di un attentato è dinamica. Aspettiamoci quindi diversi approcci tattici nei prossimi mesi, attacchi multipli con possibile presenza di IED. La minaccia è ancora ad uno stato embrionale. Nella letteratura jihadista pubblica non si suggeriscono attacchi multipli. La mutazione specifica sta procedendo secondo altri schemi.





La tattica di lanciare dei tir contro la folla non è stata elaborata dallo Stato islamico, ma risale agli anni ’20, per una naturale evoluzione asimmetrica dell’autobomba.

L’equazione VBIED: le mutazioni

Con il termine VBIED, acronimo per Vehicle Borne Improvised Explosive Device, intendiamo tecnicamente un Ordigno Esplosivo Improvvisato su un mezzo ruotato. Tale iterazione, esplosivo-mezzo, è considerata di livello I. In quanto statica, non presuppone la presenza di un attentatore suicida a bordo, ma di un semplice autista che abbandona il mezzo nella posizione prescelta. Non associati ad operazioni suicide, questi mezzi di livello I, sono stati ampiamente utilizzati in tutto il mondo, soprattutto in Occidente. L’efficacia di un attentato con VBIED di livello I può essere ulteriormente massimizzata con la presenza di dispositivi secondari a tempo cosi da infliggere perdite anche alle forze militari e di soccorso giunte sulle aree adiacenti dopo la prima detonazione. Per oltre 70 anni (tra gli ultimi quelli delle World Trade Towers nel 1993 ed Oklahoma City nel 1995), i sistemi VBIED di livello I, associati ad una maggiore flessibilità operativa dei sistemi di attivazione, sono stati utilizzati con mortale efficacia. Contro la minaccia di livello I, la possibile permanenza prolungata sul luogo prescelto per la detonazione e l’eccessivo carico rispetto alla portata standard del mezzo.

VBIED di livello II

L’evoluzione della minaccia VBIED di livello II avviene negli anni ’80 nell’area Medio orientale. Il mezzo si evolve per scardinare le difese perimetrali nemiche passive e raggiungere l’obiettivo. Nella minaccia VBIED di livello II vi sono due caratteristiche principali: il conducente suicida (S-VBIED dove S sta per “suicide”) e la presenza a bordo di un certo quantitativo di esplosivo. Tale tecnica, diffusa poi nel resto del mondo come l’attentato avvenuto a Grozny nel dicembre del 2002, è stata poi ottimizzata sulle precedenti esperienze con l’impiego di due o più veicoli. La strategia VBIED di livello II è concepita per colpire le strutture fortificate da diverse posizioni nonostante le perdite subite. Gli attentati avvenuti in Europa, rientrano in tale categoria, sebbene manchi la componente IED a bordo. In tale stadio di livello II è presente l’attentatore suicida a bordo che, una volta superate le linee di difese (rivelatesi inadeguate in Europa), lancia il mezzo contro la folla. Contro la minaccia di VBIED livello II, vi è da considerare il principale fattore determinato dalla fragilità del mezzo prescelto che, una volta sfondate le difese perimetrali, verrebbe (o dovrebbe essere colpito) dalle forze sul campo in un tempo ragionevolmente breve. Ciò significa che un mezzo ad uso civile potrebbe anche sfondare le linee di difesa, ma non riuscirebbe a raggiungere il punto stabilito per la deflagrazione degli ordigni esplosivi che potrebbero anche essere colpiti e, quindi, detonare.

VBIED di livello III

L’ultima evoluzione della minaccia VBIED è di livello III diviso in due stadi. E’ localizzata nell’area Medio orientale: a centinai i veicoli di livello III utilizzati dallo Stato islamico. L’ultima naturale evoluzione dell’autobomba è caratterizzata dalla blindatura del mezzo, concepita per aumentare le probabilità di sopravvivenza e raggiungere il bersaglio. Il veicolo kamikaze blindato è progettato per superare le barriere difensive attive e passive e raggiungere infrastrutture di elevato valore. La loro sopravvivenza è nettamente superiore ad i mezzi di livello II poiché concepita per la protezione balistica contro le armi in dotazione fino al 7,62 mm (in alcuni casi anche per il calibro ’50). Un dispositivo di livello III garantirebbe anche di moltiplicare gli effetti IED standard, associando all’ordigno esplosivo improvvisato un carico infiammabile (ad esempio) all’interno del mezzo. La blindatura, per quanto possibile, avverrebbe all’interno del veicolo, cosi da lasciare inalterato il design esterno del mezzo (prerequisito che sarebbe imperativo per un attentato nelle aree urbane). Il secondo stadio prevede la riconversione dei mezzi militari sequestrati sul posto (altamente improbabile in un contesto urbano). Nel secondo stadio, il problema è determinato dal quantitativo superiore di esplosivo a bordo che deve essere in grado di sfondare la blindatura standard del mezzo.

Monster VBIED

Ogni veicolo può essere riconvertito in VBIED. La differenza principale tra VBIED e SVBIED è il modo in cui vengono impiegati tatticamente sul campo di battaglia. A causa della sua staticità un VBIED è raramente utilizzato negli scontri attivi. In un SVBIED la presenza di un conducente gli conferisce la capacità di scegliere il bersaglio in contesti offensivi. Le operazioni VBIED funzionano come un più grande IED statico, mentre quelle SVBIED sono più adatte per operazioni offensive. Tuttavia solo il mezzo pesante garantisce un immediato grado di sopravvivenza del mezzo contro le armi di piccolo calibro che attualmente equipaggiano le forze di polizia. Il mezzo pesante (come quello di Nizza) conferisce sopravvivenza e letalità sacrificando la manovrabilità. Parliamo di mezzi il cui design esterno non è stato in alcun modo alterato. Molti paesi hanno adottato sistemi d’arma individuali con maggiore potere d’arresto, veicoli pesantemente corazzati concepiti per speronare un MVBIED (dove M sta per Monster) e svariati asset in grado di arrestare un mezzo pesante in corsa come il Talon. Tuttavia ancora oggi, non si è mai verificato l’impiego urbano di un AVBIED (dove A sta per “Armored”). L’esperienza dell’Isis nell’utilizzare SVBIED blindati per resistere alle armi di piccolo calibro deve essere presa seria in considerazione nei contesti urbani. L’attuale equipaggiamento delle forze di polizia sarebbe del tutto irrilevante nel caso venisse utilizzato un tir blindato (esternamente o internamente, quest’ultimo altamente probabile in contesto urbano). Poiché l’ambiente operativo è complesso (come segno distintivo della guerra), sarebbe opportuno predisporre il necessario processo di adattamento militare senza cui potrebbero esserci nel prossimo futuro gravi conseguenze. Anche un leggero livello di blindatura improvvisata garantirebbe un ulteriore grado di sopravvivenza in possibili attentati in Europe e negli Stati Uniti. In un simile scenario, l’AVBIED avrebbe una alta probabilità di raggiungere la sua destinazione ed innescare la detonazione prevista.

Proteggere una città

E’ possibile fortificare un perimetro contro ogni tipo di minaccia, ma non sarebbe realistico per una città. Si possono collocare dissuasori in un’area specifica, ma è impossibile posizionare blocchi di calcestruzzo ad ogni centimetro della strada di ogni città. E questo è un dato di fatto. In una democrazia libera, quello definito come jihadismo di quartiere, non può essere eliminato totalmente. Si potrà fortificare il perimetro di una piazza, ma i terroristi troveranno sempre una strada, un’area da colpire. I bersagli potenziali sono praticamente infiniti per un profilo di minaccia totalmente imprevedibile. Tuttavia il rischio si può attenuare, rivalutando la sicurezza degli spazi aperti senza trasformare le città in fortezze. Esistono già diversi tipi di protezione (più o meno noti). Le barriere nere intorno al palazzo di Westminster, ad esempio, sono progettate per arrestare un autocarro ad alta velocità. Anche sulla strada di Whitehall ci sono delle barriere, ma sono nascoste alla vista. Tutti gli edifici militari e governativi statunitensi dispongono di strutture resistenti ad attacchi esterni (la velocità di attacco stimata di un tir è di 80 km/h). Il Dipartimento di Stato Usa elenca sul proprio sito le “anti-ram vehicle list”, sistemi di protezione per proteggere i perimetri delle sue ambasciate all’estero. Negli Stati Uniti, camion da 16 tonnellate a vuoto caricati con della sabbia (contromisura ulteriore pensata per attutire la possibile deflagrazione di un ordigno) per un peso di 32 tonnellate, sono periodicamente collocati negli incroci e nei punti strategici lungo i percorsi ritenuti a rischio. In Israele, si utilizzano i carri armati. L’Emirates Stadium dell’Arsenal, inaugurato nel 2006, è un modello di difesa. Le panche in calcestruzzo impediscono ad un veicolo di attraversare il piazzale, mentre le strutture che formano il logo del club costituiscono un ostacolo per i veicoli. Nella ristrutturazione di Times Square, completata dopo circa sei anni di interventi, i progettisti hanno cercato di proteggere i pedoni senza ridurre i marciapiedi. I paletti antisfondamento sono stati concepiti per non alterare il contesto urbano. L’obiettivo è quindi proteggere il pubblico non trasmettendo una mentalità bunker e senza alcuna consapevolezza (mentalità occidentale, non israeliana) che esista un rischio. In ogni caso, le aree affollate vulnerabili dovrebbero essere rese impenetrabili con barriere antisfondamento poiché la sicurezza non può essere ostaggio del politicamente corretto. La tecnologia per creare barriere esteticamente gradevoli con protezioni incorporate nel design esiste. Quelle che alla vista sembrano delle fioriere, ad esempio, nascondono un’anima di calcestruzzo e metallo: sono asset concepiti per inserirsi esteticamente nella vitta di tutti i giorni. Tuttavia, il playbook delle minaccia terrorista è sterminato.

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