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Politica

Il Cairo si schiera con Washington contro l’accordo nucleare con l’Iran

Il Cairo si allinea alla politica anti-iraniana di Washington e conferma così il desiderio di al-Sisi di consolidare l’alleanza strategica tra Usa ed Egitto. E’ quanto conferma un comunicato stampa del Ministero degli Esteri egiziano che, a due giorni dall’annuncio...

Il Cairo si allinea alla politica anti-iraniana di Washington e conferma così il desiderio di al-Sisi di consolidare l’alleanza strategica tra Usa ed Egitto. E’ quanto conferma un comunicato stampa del Ministero degli Esteri egiziano che, a due giorni dall’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguardo il destino dell’accordo sul nucleare iraniano, recitava così: “Alla luce dell’annuncio da parte degli Stati Uniti sulla nuova strategia da adottare nei confronti dell’Iran, l’Egitto ha seguito attentamente i dettagli presentati dal presidente degli Stati Uniti il 13 ottobre, in quanto includono elementi che suscitano profonda preoccupazione per l’Egitto per quanto riguarda le politiche iraniane che compromettono la stabilità regionale e la sicurezza nazionale araba e della regione del Golfo, parte integrante della sicurezza nazionale egiziana.”

L’Egitto sembra aver deciso con chi schierarsi, apertamente, allineandosi ai paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo che hanno accolto con favore la nuova politica statunitense mirata a cancellare, o almeno ritrattare, i termini dell’accordo sul nucleare iraniano sottoscritto nel luglio 2015 e mai accettato dalle monarchie sunnite e da Israele. Secondo gli Stati Uniti e i loro alleati del Golfo, il paese degli Ayatollah rappresenta la prima “minaccia per la stabilità e la sicurezza regionale”, che con le sue intromissioni negli affari interni delle potenze regionali compromette irrimediabilmente la pace in Medio Oriente. In questo contesto Trump ha più volte paragonato l’Iran alla Corea del Nord: “più ignoriamo la minaccia e peggiore sarà la situazione; per questo siamo determinati affinché gli sponsor del terrorismo non ottengano l’arma nucleare.”





Dalla visibilità che i media concedono alle dichiarazioni del presidente statunitense sembra che il destino dell’accordo con Teheran per la non proliferazione nucleare dipenda solo dalle decisioni prese dal Congresso e dalla Casa Bianca. Come diversi funzionari europei hanno però ricordato a Donald Trump, l’accordo sul nucleare iraniano non è un accordo bilaterale tra Washington e Teheran, ma è invece una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e che quindi, proprio perché sostenuto dalla comunità internazionale, non può e non deve essere prerogativa statunitense. L’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Unione Federica Mogherini si è espressa con decisione al riguardo, affermando recentemente che “c’è molta politica interna in questa revisione di strategia” e che nonostante ci sia grande rispetto per gli Stati Uniti, i dossier sulla non proliferazione nucleare non possono essere oggetto degli scontri, e non sono nelle mani, della politica interna americana.

La politica interna americana spesso coincide con la sua politica estera, così mentre da un lato è utile per Washington avere un nemico da demonizzare poiché “nulla unisce più di un nemico comune”, nel frattempo la volontà sarebbe quella di consolidare l’asse, a guida statunitense ma di cui fanno parte Israele e il mondo sunnita, contro il mondo sciita guidato dall’Iran. Gli interessi di Washington divergono con quelli dell’Unione europea però, che invece di allinearsi alla politica americana, come spesso accaduto in passato, questa volta ha deciso di schierarsi con fermezza per la difesa dell’accordo sul nucleare stretto con Teheran. La Commissione incaricata di monitorare le azioni iraniane nel settore nucleare ha confermato in più riprese che l’Iran sta rispettando le norme previste dall’accordo stretto nell’estate del 2015 e che quindi, conseguentemente, le paure espresse dagli Stati Uniti rispetto alla possibilità che Teheran sviluppi missili balistici in grado di trasportare testate nucleari fin dentro i confini americani sono infondate.

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