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Politica

L’ultima su Putin: “C’è lui dietro la secessione della Catalogna”

La Russia di Putin viene indicata come complice di qualsiasi crisi in cui si mette a repentaglio la stabilità dell’Europa, in particolare dell’Unione europea. Non c’è partito anti-establishment o populista che non sia considerati a libro paga del Cremlino. Il...

La Russia di Putin viene indicata come complice di qualsiasi crisi in cui si mette a repentaglio la stabilità dell’Europa, in particolare dell’Unione europea. Non c’è partito anti-establishment o populista che non sia considerati a libro paga del Cremlino. Il motivo è semplice: la Russia vuole l’instabilità dell’Europa, dunque, a prescindere da qualsiasi tipo di analisi e giudizio approfondito sul tema, arma la rivolta. E ovviamente non poteva mancare in questo gioco neanche la Catalogna. Da molte settimane, i media spagnoli hanno puntato il dito sui media filorussi. Secondo la stampa iberica, il Cremlino, attraverso le agenzie si stampa legate al governo, avrebbe coperto mediaticamente l’indipendentismo catalano dando sempre una visione favorevole alla secessione e sfavorevole alla Spagna, il più delle volte accusata di aver represso con metodi dittatoriali il voto democratico dei separatisti. Ed in questo, anche la nostra stampa si è espressa a favore di questa visione  della Russia come grande piromane d’Europa che spera di agitare gli spettri della secessione per destabilizzare il continente.

Come già detto in altra analisi, che la Russia possa avere interesse in un futuro Stato europeo fuori dall’Ue e dalla Nato – e dalla cui creazione si indebolirebbero sia la prima che la seconda organizzazione internazionale – è un dato di fatto. Non si tratta di complottismo, ma di pura razionalità. Perché il Cremlino non dovrebbe essere contento nel vedere un membro della Nato e dell’Unione europea – tra l’altro uno dei meno legati alla Russia – essere messo in pericolo dalla nascita di un nuovo Stato che potrebbe essere potenzialmente anche un collaboratore di Mosca? In effetti, in questo non sembra esserci alcun problema: è l’interesse nazionale a muovere la politica russa ed è giusto che tragga vantaggi da ogni scenario. E che alcuni media russi abbiano coperto in senso più favorevole agli indipendentisti che alla Spagna, anche questo è vero: bastano i titoli di alcuni articoli per comprendere il taglio che si è voluto dare.





Detto questo, naturalmente nessuno si è domandato se la stessa cosa l’abbiano fatta in altre parti d’Europa o del mondo. Additare la Russia di ogni malefatta è del resto molto semplice e ormai sport noto a quasi tutti gli organi d’informazione occidentale. Ma a proposito di organi d’informazione, possiamo dire che questo appoggio al voto per la secessione sia stato solo da parte della Russia? Difficile credere sia veramente così. Basti ricordare i titoli del Guardian, del Washington Post o del New York Times in cui si dava ampio spazio all’indipendenza catalana e alle idee dei leader separatisti, già anni fa, ben prima che si attivasse la via unilaterale all’indipendenza. Tutti noi ricordiamo, nei giorni prima del referendum, la volontà di mostrare una Spagna che perquisiva gli uffici e arrestava le persone per bloccare le aspirazioni democratiche catalane. E tutti noi ricordiamo le immagini, continue e senza alcuna voce critica, delle violenze della Guardia Civil e della Policia Nacional durante le operazioni di voto. Anche Roberto Saviano, ormai totem di una certa sinistra italiana e non certo filorusso, si è innalzato in favore della democrazia e contro i metodi di Madrid. Ma questo, ovviamente, non è stato detto da nessuna parte o lo si è dimenticato subito.

A parte la questione mediatica, quello che è interessante costatare è che da un punto di vista politico, Vladimir Putin non ha mai sostenuto in alcun modo la secessione catalana. Si dirà che era impossibile che lo facesse e che è inutile credere alle sue parole quando sostiene che la Catalogna è un problema interno alla Spagna e che Mosca rispetta l’integrità nazionale. Però l’ha detto. Al contrario, ci sono partiti europei ed europeisti che hanno ampiamente sostenuto la piattaforma indipendentista catalana e che non si possono certo definire vicini alla Russia, ma di cui non si è data alcuna notizia. Così come esistono governi europei che hanno dato appoggio politico e non solo alla Generalitat. Si pensi al governo dell’Estonia, che ha dato appoggio politico e tecnologico a Puigdemont, addirittura fornendo i mezzi per creare le prime piattaforme tecnologiche per la nascita dell’amministrazione digitale in Catalogna. Il parlamento danese si è espresso in favore del dialogo tra Spagna e Catalogna. La Lettonia, attraverso le parole del primo ministro, ha detto di voler riconoscere, in futuro, una Catalogna indipendente. I parlamenti scandinavi hanno dato ampio sostegno al processo elettorale catalano e ricevuto ufficialmente Raül Romeva, “ministro degli Esteri” della Catalogna. In Slovenia, Paese considerato il modello più apprezzato per la secessione di Barcellona, il presidente del Parlamento, Milan Brglez, ha parlato ufficialmente di diritto all’autodeterminazione del popolo catalano. E in Belgio, il vice-premier Jan Jambon, fiammingo, non solo ha sostenuto il secessionismo catalano ma ha anche detto che, l’eventuale indipendenza di Barcellona sarà il punto di partenza per una via simile per ciò che riguardo al Belgio.

Chiaramente nessuna di queste personalità può avere la forza politica di Putin. Però è opportuno ricordare che le accuse, se rivolte a qualcuno, vanno poste con un certo fondamento. Affermare che i media filorussi siano favorevoli alla secessione della Catalogna perché il Cremlino vuole la fine dell’Europa, è un qualcosa che va confermato con dichiarazioni e gesti anche di funzionari russi. Finora, il fondamento delle accuse è una ricerca pubblicata da El Pais in cui si afferma che Sputnik ha pubblicato centinaia di articoli sulla Catalogna e che i tweet di Assange sulla secessione catalana sono diventati virali in troppo poco tempo. Forse un po’ poco.

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