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Migrazioni

La vita dei bimbi profughi afghani adesso ricomincia da un aquilone

Mille aquiloni colorati per dire no alla guerra e sì alla fratellanza e alla libertà. Sembra una scena del libro Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini ma non si svolgerà a Kabul né in qualche luogo remoto dell’Asia centrale...

Mille aquiloni colorati per dire no alla guerra e sì alla fratellanza e alla libertà. Sembra una scena del libro Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini ma non si svolgerà a Kabul né in qualche luogo remoto dell’Asia centrale sotto il tallone di estremisti musulmani. Bambini come Sorah, appena cinque anni, la sua sorellina, e tanti altri, faranno scorrere le cordicelle nello loro mani e vedranno i loro aquiloni levarsi sempre più in alto a Gaziantep, ne sud della Turchia, a due passi dalla nostra Europa.

I bambini saranno però afghani, come Hosseini, rifugiati da anni nella città vicino al confine con la Siria che ospita soprattutto profughi siriani. Il loro sogno, far volare di nuovo gli aquiloni, è stato reso dal lavoro di un gruppo di volontari turchi e internazionali, che si sono riuniti due volte a settimana insieme ai piccoli rifugiati afghani per costruire insieme gli aquiloni. I bambini hanno scelto i modelli, i colori, e la forma delle loro code, utilizzando materiali riciclati.





Il progetto è stato ideato da Martina Dominici, una ricercatrice italiana arrivata in Turchia tramite il Servizio Volontario Europeo, che ha trascorso il periodo estivo con alcune organizzazioni non governative turche per saperne di più sulla crisi dei profughi siriani. Ma una volta arrivata a Gaziantep si è resa conto che erano gli afghani ad avere più bisogno di un programma di aiuto. Ancor più dei rifugiati siriani.

La Turchia ospita quasi 3 milioni di profughi siriani, e solo 116.000 afghani, che cercano asilo lì, ma sono spesso dimenticati, proprio perché in numero inferiore. Il gruppo di coordinamento dei rifugiati afghani ha già inviato nel 2011 una lettera aperta all’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’Unhcr, chiedendo che i problemi di questo popolo non venissero dimenticati.

Certo è che il lavoro delle Ong in Turchia è diventato sempre più difficile dopo il tentativo di colpo di Stato dello scorso anno. Sia la burocrazia che i controlli da parte del governo sono diventati sempre più soffocanti. Ed è diventato così anche più difficile lavorare. Dominici ha spiegato ad Al Monitor il motivo di questo workshop, e ha raccontato che il laboratorio di aquiloni ha voluto aiutare i bambini a recuperare alcuni momenti di un’infanzia ormai perduta a causa delle guerre.

L’obiettivo è insegnare ai bambini, che vivono già in una situazione di disagio, in quanto rifugiati, come cooperare in un gruppo, attraverso la metafora del costruire un aquilone insieme. Ma Dominici ha spiegato che questo lavoro è stato inteso anche come un’opportunità per scoprire, o riscoprire, le origini da parte dei ragazzi, perché i più giovani sono di solito coloro che soffrono di più se la loro vita è interrotta a causa dell’emigrazione in un altro paese per motivi politici.

Nella cultura afghana gli aquiloni occupano un posto importante. Sono stati una forma di intrattenimento per decenni, rappresentano l’orgoglio nazionale e i tempi d’oro della nazione. Quando gli islamisti talebani sono arrivati al potere, nel 1996, li hanno proibiti, assieme alla musica, al cinema, al calcio, e gli aquiloni sono diventati così anche un simbolo di pace e di lotta contro l’oppressione religiosa e l’intolleranza.

Perciò il progetto è anche realizzato con il fine di recuperare la tradizione. Dominici racconta ad Al Monitor che lei e la sua équipe sono stati felici di aver contribuito a donare un ricordo felice in un monumento oscuro della vita di questi bambini. E Souhaib Ajam, uno degli insegnanti, spera che quando i bambini faranno volare i loro aquiloni, a fine settembre, ci sarà abbastanza vento. L’aquilone colorato che volerà nel cielo sarà – si spera – una metafora del futuro di questi ragazzi.

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