Lunedì 18 settembre, il presidente Trump ed il suo corrispettivo cinese, Xi Jinping, hanno avuto una lunga telefonata in cui, come apprendiamo dalle agenzie stampa cinesi, si sono scambiati le reciproche impressioni sulla partnership tra i due Paesi e sulle situazioni di crisi che preoccupano Cina e Usa, in particolare quella della penisola coreana.
Prima di approfondire le questioni affrontate durante la conversazione tra i due presidenti, è interessante notare come la retorica dei comunicati stampa delle agenzie cinesi si riferisca sempre alla “situazione della penisola coreana” e mai alla Corea del Nord in sé. Questo perché, come abbiamo più volte detto in precedenza, il problema per Pechino non è solo il suo scomodo e rumoroso vicino di casa, bensì la presenza militare americana e alleata in Corea e nei mari circostanti. Il sistema THAAD installato in Corea del Sud per Pechino è una provocazione, anzi, viene percepito come un pericolo per il programma missilistico cinese grazie al suo radar di lunga portata (AN/TPY-2). Il riarmo del Giappone, così come le esercitazioni congiunte che annualmente si ripetono nell’area e che vedono partecipare gli Alleati degli Usa (anche non propriamente “vicini” alla Corea), sono un problema per una Nazione che sta di fatto intraprendendo una politica di espansione militare (e commerciale) in Estremo Oriente e in tutto il Sud Est Asiatico, sino ad interessare l’Oceano Indiano.
Pertanto leggiamo che il Presidente Xi ha rimarcato, durante la conversazione telefonica, che la Cina dà grande importanza alla visita del Presidente Trump di fine anno e auspica che “Entrambe le parti lavorino a stretto contatto per assicurare un viaggio fruttuoso che instilli nuovo impeto nello sviluppo delle relazioni Usa-Cina”. Xi Jinpig avrebbe anche fatto notare a Trump l’esigenza che i due Paesi “Rafforzino i contatti di alto livello” e che venga incrementato il dialogo per “Estendere la cooperazione bilaterale in tutti i campi”, compreso quello della cyber sicurezza e del “applicazione delle leggi” (internazionali n.d.a.). Visione condivisa anche da Trump che spera che il prossimo viaggio in Cina possa “stringere ancor di più i legami bilaterali” che intercorrono tra Pechino e Washington.
Come spesso accade in diplomazia, però, conta molto di più il “non detto” invece di quanto espressamente indicato in un comunicato stampa. La situazione della Corea del Nord è stata infatti sbrigativamente liquidata con una frase molto formale e acritica: “I due leader si sono anche scambiati i punti di vista sull’attuale situazione della Penisola Coreana”. Dichiarazione alquanto sibillina ma che si può leggere come un sostanziale disaccordo tra le parti stante soprattutto il recente richiamo fatto dalla Cina affinché gli Stati Uniti siano “più responsabili” nell’affrontare la questione: del resto la Cina e lo stesso Xi vedrebbero esponenzialmente incrementato il loro prestigio internazionale ed interno se il piano di pace russo-cinese venisse ratificato dai contendenti. Eventualità che, onestamente, sembra molto lontana dal potersi realizzare secondo chi scrive, stante la pari necessità di Trump di dimostrarsi forte in politica estera per esautorare i dissensi interni (sia al partito sia da parte dell’opposizione Dem).
Le recenti manovre di bombardamento addestrativo tenutesi non lontano dal 38 parallelo che hanno visto coinvolti un paio di B-1B “Lancer” insieme ad alcuni F-15 e ai nuovissimi F-35, dimostrano infatti come la Casa Bianca non intenda “passare la mano” in Corea pur mantenendo il livello di allertamento costante senza scadere in una nuova escalation: sostanzialmente la massima delle minore risposte possibili a quelle che Washington interpreta come provocazioni del regime di Pyongyang.
Washington che comunque avrebbe le mani legate in sede Onu per un eventuale attacco preventivo, avendo sicuramente il veto di Russia e Cina, e quindi risulterebbe, ancora una volta, un attacco “proditorio” in barba alle risoluzioni internazionali. Sulla bilancia che regola il possibile attacco c’è anche da considerare la dichiarazione della Cina, rilasciata ad agosto dai media nazionali, che Pechino difenderà Pyongyang in caso di primo attacco americano, restando invece neutrale in caso di primo attacco nordcoreano. Una bella gatta da pelare per Trump.



