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La Russia ha iniziato le operazioni di dispiegamento del suo esercito nel sud della Siria, per controllare la provincia di Dar’a e garantire il rispetto dell’accordo di cessate-il-fuoco siglato durante il G-20 di Amburgo tra Vladimir Putin e il presidente Trump. La notizia è stata data da fonti militari al quotidiano libanese Al-Masdar News, che ha inoltre confermato che il quartier generale delle truppe russe nella provincia è stato individuato nella città di Izraa. Una notizia che ha trovato seguito anche in Israele, dove il portale d’intelligence DEBKAfile ha confermato questo martedì la notizia, aggiungendo la volontà da parte delle forze russe di spingersi fino ad Al-Quneitra, città a ridosso delle alture del Golan e abbandonata dai tempi della Guerra dei Sei Giorni e che si trova all’interno della zona di sicurezza che l’Onu ha imposto tra Siria e Israele per evitare un nuovo conflitto.

L’importanza della notizia non sta nell’arrivo delle truppe russe sul suolo della Siria meridionale, perché da mesi le forze speciali sono impiegate in quell’area per sostenere le forze di Damasco ed evitare che la coalizione internazionale potesse colpire deliberatamente l’esercito siriano. L’importanza risiede nel fatto che la Russia abbia preso il controllo della zona di de-escalation che divide la Siria da Israele, nel momento in cui i due Stati stavano per giungere a uno scontro aperto. Il controllo della regione di Dar’a rappresenta infatti una questione non secondaria nei rapporti fra Damasco, Tel Aviv, Mosca e Teheran e dà la misura di quanto sia importante per la Russia che la Siria si stabilizzi e vengano rispettati gli accordi di cessate-il-fuoco e quanto sia importante, ancora, la Russia nella stabilizzazione della Siria. L’aviazione israeliana è spesso intervenuta con raid aerei contro l’esercito siriano e si è temuto molte volte che si giungesse a un conflitto aperto tra le due forze, soprattutto in un momento in cui le forze di Damasco stavano avanzando nel Sud della Siria per sconfiggere le ultime sacche di resistenza dei ribelli. Il confine siro-israeliano sarebbe diventato pertanto un problema per tutti se non si fosse pacificato il prima possibile.





Per tutti tranne che per Israele, che, infatti, ha protestato vivamente con l’alleato statunitense e con la Russia per la presenza dell’esercito di Mosca nella regione, che ha di fatto imposto allo Stato di Israele di interrompere ogni operazione nel sud della Siria. Secondo il governo di Netanyahu, la conseguenza di avere aree del Paese, specialmente nel Sud, pacificate e senza possibilità di interventi militari, equivale a consegnare queste province agli sciiti, sia iraniani sia appartenenti alle milizie di Hezbollah. E proprio per questo motivo, ha protestato vivamente sia con Washington sia con Mosca per la conclusione di un accordo che, a suo dire, aiuterebbe esclusivamente l’Iran. Il rischio, secondo Israele, è che le forze iraniane, grazie a questi accordi, possano rifornire le milizie di Hezbollah che sono in Siria per aiutare l’esercito nella riconquista dei territori posseduti dai ribelli. La presenza russa, in questo senso, non lascia margini di manovra a Israele, e soprattutto sarebbe una garanzia sia per Hezbollah sia per l’Iran, alleati di Mosca nella guerra allo Stato Islamico, e che hanno evidentemente intrecciato rapporti positivi durante questi anni di conflitto.

Proprio al fine di calmare Israele riguardo ai timori di un presunto rafforzamento iraniano vicino le alture del Golan e soprattutto di un’avanzata delle milizie di Hezbollah, è intervenuto negli ultimi giorni il ministro degli Esteri russo, Lavrov. Lunedì, dopo le proteste del primo ministro israeliano riguardo agli accordi di de-escalation nel sud della Siria, il ministro russo aveva affermato di poter garantire che sia da parte russa che da parte americana era stato fatto il possibile “per assicurare che gli interessi della sicurezza di Israele in questo quadrante siano pienamente tenuti in considerazione.” In questo senso, va anche sottolineato come la Russia possa effettivamente essere considerata l’unica potenza internazionale intervenuta in Siria a poter mettere d’accordo il maggior numero di attori del conflitto siriano e garantire anche lo stesso Israele. Il governo di Damasco e i suoi alleati iraniani e libanesi certamente non avrebbero mai appoggiato l’idea di forze americane, britanniche e degli alleati giordani in una zona così vicina alla capitale siriana e in cui ancora rimaneva un’importante resistenza dei ribelli. Soprattutto con gli israeliani interessati a non abbandonare l’area. La Russia, grazie anche ai buoni rapporti con Teheran e alla sua capacità di accordi con Israele e con la Turchia, rappresentava l’unica potenza in grado sia politicamente sia militarmente di assicurare il cessate-il-fuoco nell’area.

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