L’orrore della guerra in Afghanistan sembra non dover finire mai. Nelle ultime settimane il governo di Kabul ha reso pubblico un dato inquietante, che per un certo periodo si è voluto tener nascosto, onde evitare allarmismi o anche, e soprattutto, per sperare che fosse un tragico episodio. I Talebani, secondo quanto affermato dalle fonti governative impegnate nel nord del Paese, hanno iniziato a utilizzare i cadaveri, sia umani sia animali, per nascondervi dentro gli esplosivi e fungere così da trappole per coloro che li recuperano. Un gesto macabro, raccapricciante, che però, soprattutto nella provincia di Baghlan, a pochi chilometri dal confine con il Tagikistan, si sta trasformando in una sorta di vera e propria tattica di guerriglia.L’allarme è stato lanciato dal capo della polizia della regione, il generale Ekramuddin Sari, che ha parlato apertamente di una strategia criminale talebana e non solo di casi isolati. Anche la televisione nazionale, ATN news, ha reso pubblico il messaggio del Generale ed ha informato la popolazione, ma soprattutto tutte le forze del Paese, sul rischio di questa nuova tattica. Una tattica che sta mietendo molte vittime, soprattutto fra i contadini che si oppongono al regime talebano, e che vengono colpiti grazie a queste trappole inserite all’interno di carcasse di animali, ma soprattutto di esseri umani.I Talebani avanzano usando una strategia molto semplice, ma estremamente efficace. Nelle loro missioni, alcuni cadaveri di coloro che cadono vittime degli attacchi non vengono né sotterrati né bruciati. I corpi vengono prelevati, riempiti di esplosivi e lasciati coperti con un po’ di terra, in modo da attirare l’attenzione di passanti ignari e colpirli, ma anche, e soprattutto, per colpire i soldati afghani che accorrono sul luogo del delitto. L’ultimo episodio con queste stesse dinamiche è avvenuto pochi giorni fa su una strada nella zona di Chashmay Shir.Un altro episodio, ancora più macabro, è avvenuto martedì 16 maggio. I talebani avevano lasciato una bara sul ciglio della strada e questo ha chiaramente attratto non soltanto le forze di sicurezza impegnate nel controllo dell’area, ma anche tutte quelle persone che, come da cultura e tradizione del popolo afghano, si sono avvicinate per onorare il defunto e per pregare. Ma in quella bara, invece di un uomo, c’era la carcassa di un cane, riempita di esplosivo.Secondo la ricostruzione del generale Sari, questa nuova campagna terroristica del fronte talebano potrebbe tuttavia non essere opera di una mente afghana. Molti indizi fanno credere che dietro questa nuova offensiva terroristica si possa nascondere l’attività di foreign fighters arrivati in Afghanistan per combattere la jihad globale, o semplicemente scappati dall’inferno siriano. La regione di Dand Shahabuddin, una delle roccaforti della resistenza talebana, le forze d’intelligence afghane hanno individuato consiglieri militari, addestratori ed anche miliziani provenienti da Cecenia, Russia, Pakistan, Arabia Saudita e dalle repubbliche dell’Asia Centrale.L’azione talebana è senza dubbio un crimine internazionale. La Convenzione di Ginevra impone il rispetto dei caduti e soprattutto proibisce che questi non siano rispettati. Ma è del tutto evidente che non si può ritenere la controparte terrorista quale un soggetto di diritto internazionale che decida di sottostare a una convenzione internazionale in materia umanitaria. Uccidere un essere umano e farne scempio sfruttandolo come trappola per riempirlo di bombe, è qualcosa che lascia semplicemente sgomenti. Resta però il dato di fondo che la nuova campagna del terrore annunciata in primavera sta lentamente ed inesorabilmente prendendo forma. Il fronte della guerra talebana contro il governo di Kabul e la coalizione internazionale assume, giorno per giorno, i tratti della tragedia umanitaria ma soprattutto di una guerra senza quartiere e senza alcun limite. Il governo di Kabul è certamente mancante di quelle infrastrutture, mezzi e preparazione tali da poter debellare il terrorismo, e sembra che debba per forza attendere che la NATO intervenga massicciamente, così come annunciato nei giorni scorsi. Una recrudescenza di un conflitto che sembra dover far ripiombare l’Afghanistan in un baratro di orrore da cui si pensava, dopo il 2014, di poter lentamente uscirne. Ma evidentemente c’è qualcuno che non è assolutamente d’accordo sul fatto che il popolo afghano ritrovi la pace dopo sedici anni di guerra.
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