In Spagna si riapre il dibattito sulla maternità surrogata. Il Comitato di Bioetica, ausiliario del Ministero della Salute spagnola, ha, infatti, pubblicato un testo in cui si dichiara che sarebbe opportuno creare un quadro comune internazionale a livello giuridico che proibisca la maternità surrogata. L’ente di Madrid ha analizzato, in particolare, tutte le negatività di questo fenomeno proprio partendo dall’assunto del rispetto della dignità della donna. Un campo pericoloso, che naturalmente, si presta a migliaia d’interpretazioni. Però in questo il Comitato è stato molto diretto.Il Comitato di Bioetica ha messo in luce tutte le difficoltà da parte degli esperti di ritenere questa pratica come un fenomeno positivo tout-court. Nel testo, intitolato “Informe del Comité de Bioética de España sobre los aspectos éticos y jurídicos de la maternidad subrogada”, l’ente spagnolo ha dichiarato che la maggioranza degli appartenenti al Comitato ritiene che il contratto di maternità surrogata, o di gestazione per sostituzione, implica uno sfruttamenti della donna, sia che questo sia per denaro sia per puro altruismo, e che, in particolar modo, si vadano a ledere i diritti supremi del bambino”. La minoranza del Comitato, che non si è espressa completamente a sfavore della pratica, si è comunque detta consapevole della necessità che allo stato attuale si sospenda, in quanto non esiste alcuna cornice giuridica che possa consentire il rispetto dei diritti della donna e del nascituro.Il caso spagnolo è emblematico nella comprensione di un fenomeno, quale quello della maternità surrogata, che divide il mondo e che, ancora oggi, di fronte a un movimento progressista che vuole imporlo, trova ostacoli sia giuridici sia etici. Il Comitato di Bioetica spagnolo, in questo senso, è paradigmatico, poiché la Spagna è sicuramente uno dei Paesi più all’avanguardia in tema di riproduzione assistita così anche di rispetto delle famiglie che seguono modelli diversi da quelli considerati tradizionali. La questione dell’utero in affitto ha però assunto una sfumatura diversa all’interno dell’organismo pubblico, perché il punto centrale della discussione non è stato tanto il diritto al figlio, quanto il diritto della donna usata per partorire ma soprattutto del bambino nato da questa pratica.In Spagna vi sono circa mille coppie ogni anno che decidono di utilizzare questa pratica per avere un figlio. La Legge sulla Riproduzione Assistita, formulata nel 2015, ha affermato esplicitamente che la pratica dell’utero in affitto è da considerarsi illegittima. Il problema però persiste dal momento che le coppie vanno all’estero, in particolare in India, Stati Uniti o Ucraina, registrano in quei Paesi il figlio nato da questa pratica come fosse loro, e tornano in Spagna con i documenti internazionali con cui si prova che è il figlio naturale della coppia. Una volta tornati nel proprio paese, i genitori vengono poi riconosciuti come tali perché la legge prevede comunque il rispetto del diritto del minore ad avere una famiglia rispetto al fatto che si sia andati contro a quanto la legge esprime. Esistono però numerose sentenze che hanno complicato, e non poco, questo procedimento ormai quasi automatico della burocrazia spagnola, e che hanno creato molti problemi alla vita soprattutto di questi bambini.Il Comitato di Bioetica ha poi espresso un suo parere finale, affermando quanto espresso già da anni dalla giustizia spagnola, e cioè che per essere genitori non è necessaria la via dell’utero in affitto poiché esistono altri metodi, come l’adozione, che da una parte aiutano minori senza una famiglia e dall’altra concedono alle coppie il diritto ad avere un figlio da accudire. Naturalmente, la scelta dell’ente spagnolo ha immediatamente sollevato le proteste di associazioni e imprese che si occupano espressamente di questo tipo di pratica. Molte associazioni di genitori diventati tali per utero in affitto si sono detti colpiti da un parere che, se approvato dal Governo, potrebbe significare la sospensione di molto processi di affidamento dei figli. In particolare, a essere preoccupate sono le coppie omosessuali, perché per loro il problema è addirittura più grande giacché per ottenere la paternità devono comunque registrare, per il figlio, una madre biologica.Il parere, che non ha ancora valore legale di riforma ma che deve essere preso in considerazione dal Governo, ha già diviso l’opinione pubblica e la politica. Ma anche il fronte progressista ha avuto alcune scissioni in merito. Vi sono gruppi femministi e della comunità LGBT che approvano completamente la maternità surrogata, ma vi sono altri, non pochi, che la ritengono una pratica di sfruttamento e propongono che sia quantomeno gratuita. Certamente, in qualunque caso, non è una pratica che trova terreno fertile nella società: neanche in una così aperta come quella iberica.
Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto
Abbonamenti



