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Politica

L’effetto Macron sulla Brexit

La presidenza di Emmanuel Macron sarà quella in cui prenderà forma il negoziato per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Un processo lungo e tortuoso che già solo dai primi passi si preannuncia denso di insidie e di complessità ogni...

La presidenza di Emmanuel Macron sarà quella in cui prenderà forma il negoziato per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Un processo lungo e tortuoso che già solo dai primi passi si preannuncia denso di insidie e di complessità ogni volta più importanti.In molti hanno visto, nell’elezione del rampollo francese, la risposta lucida ed europeista della Francia a quella irrazionale e nazionalista della Gran Bretagna. Di fronte all’isolazionismo d’Oltremanica, sull’altro lato del Canale, la Francia ha scelto l’Europa, l’europeismo, l’integrazione degli Stati all’interno dell’universo stellato della bandiera dell’Unione. Adesso, tutti si domandano come si inserirà Macron nel grande tema del negoziato per la Brexit.In questo senso, ci aiutano le parole di Jean Pisani-Ferry, consulente economico del già esperto di finanza Macron, e considerato per molto tempo come potenziale ministro delle Finanze in caso di elezione di Emmanuel. Secondo Pisani-Ferry, il neopresidente è contrario all’hard Brexit, ma sarà un negoziatore molto duro nelle trattative tra Londra e Bruxelles. Le avvisaglie di un’avversione di Macron per le scelte isolazioniste del Regno Unito si erano già viste ai tempi del suo mandato da ministro dell’Economia sotto la presidenza Hollande. In particolare, fu l’accordo di Le Touquet ad entrare nel mirino dell’allora ministro dopo il referendum della Brexit.Cosa prevede l’accordo di Le TouquetL’accordo di Le Touquet, siglato nel 2003 da Parigi e Londra, prevedeva un complesso sistema di concessioni in tema migratorio fra i due Stati della Manica. In particolare, il problema nasceva, ed è tuttora persistente, dalla concessione che fece l’allora ministro dell’Interno francese, Nicolas Sarkozy, al Regno Unito per cui in cambio di un migliaio di profughi curdi accolti in Inghilterra e di risorse economiche di Londra a Parigi, la Francia cedeva il controllo doganale dell’Eurotunnel alla polizia del Regno. Quando si temeva per il referendum sulla Brexit, Macron disse con forza che non avrebbe mai accettato la rottura degli accordi con l’Europa da part di Londra, altrimenti la Francia non avrebbe più ospitato i migranti nel campo di Calais.Da quel momento, Macron non ha mai nascosto il suo approccio poco benevolo nei confronti della Brexit, soprattutto sul punto degli accordi di Le Touquet. Un accordo che è stato riesumato anche in campagna elettorale come messaggio per i suoi elettori e per tutti i conservatori francesi. Ma che anche da parte inglese è stato ripreso come cavallo di battaglia da parte del governo May in vista delle prossime elezioni di giugno.Uno scontro Macron-May?Lo scontro tra Macron e May, qualora come sembra venisse rieletta con una solida maggioranza, sarebbe lo scontro fra due visioni completamente diverse rispetto all’Europa. Macron, durante la sua campagna elettorale, ha sempre sostenuto che Londra non avrebbe potuto chiedere nulla all’Ue senza cedere su altri punti. Si è sempre opposto alle idee della May sulla possibilità del passaporto europeo per i capitali finanziari, ed anzi, ha proposto da subito Parigi come nuova capitale finanziaria e bancaria se ci sarà la fuga dalla City di Londra. Inoltre, non ha mai nascosto che la libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea e dei migranti debba essere la base su cui poter discutere di un accesso di Londra al Mercato unico europeo. Non può esserci accesso al mercato senza accesso alle libertà di movimento dell’Europa.Macron è un uomo dell’Europa. Lo ha dimostrato già dal suo primo evento dopo essere stato eletto, quando l’Inno alla Gioia risuonava nella notte di Parigi quando tutti si aspettavano soltanto la Marsigliese. Ma in quella piazza del Louvre, dall’altro lato, le bandiere francesi hanno inondato lo scenario quando tutti si aspettavano molte più bandiere dell’Unione europea. Con quest’immagine, si potrebbe sintetizzare l’apporto di Macron al Brexit. In una cornice europeista, con l’inno che risuona, l’interesse primario sarà quello francese. E gli interessi francesi sono tutti quanti contrari ad una hard Brexit, ma anche opposti a concessioni di alcun tipo al dirimpettaio di Londra.Le trattative sull’uscita del Regno Unito saranno un primo grande punto di domanda nella già enigmatica presidenza Macron. Ma dovranno anche lanciare l’allarme sul futuro dell’Europa, anche italiano, rispetto a questo nuovo presidente francese. Non si cada nel tranello di ritenere che Macron faccia solo gli interessi dell’Unione Europea, perché resta sempre il Presidente della Francia. I suoi interessi si allineano a quelli dell’Europa, ma non è detto che non li usi a proprio vantaggio, cioè dei francesi, a discapito di tutti gli altri. È a favore dell’Unione Europea, non di tutti gli Stati d’Europa. E non è differenza da poco.





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