Per mesi il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ha dato l’impressione di voler migliorare i rapporti con la Repubblica Popolare Cinese e risolvere pacificamente, attraverso la diplomazia e i negoziati, la disputa del Mar Cinese Meridionale. Mentre le due parti proseguiranno probabilmente il dialogo al fine di prevenire conflitti armati in quell’area e consolidare i legami economici, le due posizioni sul Mar Cinese Meridionale rimangono lontane.Lo scontro diplomatico tra i due Paesi si è consumato, negli ultimi giorni, dopo la decisione di Manila di inviare alcune truppe su una delle isole Spratly, territorio al centro della controversia internazionale. La Cina ha protestato e ha parlato apertamente di una «provocazione», mentre le Filippine hanno spiegato che si trattava di una visita di routine, nonostante il governo non inviasse truppe su quell’isola da anni. La luna di miele tra Duterte e Pechino è già finita? L’ex sindaco di Manila, solitamente impulsivo e irruente, preferisce mediare. Almeno a parole.«L’unica strada è la diplomazia»Nonostante le tensioni delle ultime ore, il presidente Duterte pare, infatti, optare per la via diplomatica. Lo ha fatto a margine del vertice dell’ Asean (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico) che si sta svolgendo in queste ore proprio nella capitale della ex colonia degli Stati Uniti. «Chi ha il coraggio di fare pressione? – ha risposto ai cronisti, che chiedevano se l’Asean fosse pronto a far rispettare la decisione dell’arbitrato internazionale che ha condannato Pechino, come riporta l’agenzia di stampa Reuters -. Chi può fare pressione sulla Cina? L’unico lusso che possiamo permetterci è il dialogo ed è quello che stiamo facendo. Agire? Spiegatemi come, volete la guerra?».Il blocco del sud-est asiatico sembra adottare un tono più morbido del solito sulle controversie inerenti il Mar Cinese Meridionale. «Non possiamo applicare da soli la sentenza dell’arbitrato internazionale. L’arbitrato riguarda il diritto, non è una questione territoriale: l’unica questione legata all’arbitrato è il diritto, non il territorio» – ha aggiunto Duterte.Duterte atteso a PechinoSecondo Richard Javad Heydarian, analista di Asia Times, la strategia di Rodrigo Duterte si pone su un equilibrio difficile da mantenere: «Duterte senza dubbio continuerà a lodare la Cina e a stringere legami economici sempre più stretti. Il presidente sarà in visita ufficiale in Cina nel mese di maggio per partecipare al summit «One Road, One Belt (OBOR)», dove terrà dei colloqui con il presidente cinese Xi Jinping, in cerca di nuovi investimenti. I due leader si sono incontrati l’anno scorso a Pechino in un tour che molti analisti al tempo hanno visto come un cambio radicale della strategia diplomatica di Manila. Ma la rapida crescita della rete cinese di base aree e strutture militari nelle acque contestate del Mar Cinese Meridionale, ha spinto il suo governo e gli alti generali filippine ad adottare una linea più dura».La Cina inizia a rendersi conto che il governo di Duterte, che ha assunto una posizione più pragmatica sulle controversie territoriali, non ha intenzione di cedere facilmente, nonostante le ricche offerte economiche di Pechino.Nuove tensioniNelle scorse settimane, la Cina è rimasta parecchio infastidita quando Duterte ha annunciato, con grande retorica, che avrebbe visitato e issato la bandiera filippina sull’isola Thitu (Pag-asa a Filipinos), la seconda più grande ed estesa delle Spratlys. L’isola, che ospita una pista di atterraggio, nonché civili e militari, è stata sotto l’amministrazione di Manila fin dagli anni ’70. Benché il presidente filippino abbia rinunciato a tale provocazione, poco dopo ha dato il via libera al ministro della Difesa Delfin Lorenzana e al capo delle forze armate Eduardo Año, di visitare l’isola contesa, che la Cina considera parte del proprio territorio nazionale. Una visita poi definita di «routine» che ha fatto infuriare la diplomazia cinese.Al netto delle dichiarazioni di facciata e dei legami economici, i rapporti bilaterali tra Filippine e Cina sono molto complessi e non si possono prestare a semplificazioni. Per Pechino, l’espansione nelle isole Spratly e Paracel significa rompere i limiti geografici del sud-est asiatico. La Cina non consentirà a Duterte di ostacolare una strategia che ritiene legittima.I territori contesiLo scorso luglio, la Corte permanente di arbitrato (Pca), che dirime le dispute internazionali sui territori marittimi, ha sentenziato che gran parte delle aree rivendicate da Pechino sono in realtà “acque internazionali”. La controversia riguarda principalmente le isole Paracelso, Spratly, Pratas, la barriera di Scarborough e vede contrapporsi oltre alla Repubblica Popolare Cinese, Vietnam, Malaysia, Brunei, Taiwan e le Filippine. Sentenza che la Cina non ha mai accettato nonostante le pressioni degli Stati Uniti.
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