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Politica

Immigrazione, scontro nella corsa all’Eliseo

In questi ultimi giorni che separano la Francia dall’appuntamento con le urne per il primo turno delle elezioni presidenziali, la questione dell’immigrazione è tornata al centro dello scontro tra i candidati in corsa per l’Eliseo.In realtà, di frontiere, accoglienza, integrazione...

In questi ultimi giorni che separano la Francia dall’appuntamento con le urne per il primo turno delle elezioni presidenziali, la questione dell’immigrazione è tornata al centro dello scontro tra i candidati in corsa per l’Eliseo.In realtà, di frontiere, accoglienza, integrazione e identità, si è parlato per tutta la campagna elettorale. Il 2016, infatti, come sottolinea Le Monde, è stato l’anno dei record per la Francia, con 85.700 richieste d’asilo registrate nel Paese. Certo, un numero inferiore a quello dei migranti che, nello stesso periodo, hanno chiesto asilo in Italia o in Germania, ma che è bastato a riportare il tema dell’accoglienza dei migranti al centro del dibattito politico. Tanto più se si considera che la questione è strettamente collegata a quella della sicurezza, dopo l’ondata di attentati che ha sconvolto la Francia, a partire dal gennaio del 2015. L’ultimo, giovedì sera, quando, poco dopo le 21, un terrorista dell’Isis ha aperto il fuoco contro la polizia sugli Champs Elysées, uccidendo un agente.Porte chiuse vs porte aperteLa questione l’afflusso record di rifugiati in fuga da vecchie e nuove aree di crisi, come il Sudan, l’Afghanistan, Haiti o la Siria, è entrata, quindi, prepotentemente nella campagna elettorale per le presidenziali. E su un tema come questo, che secondo gli studi più recenti rappresenta sempre più una priorità per i francesi, le proposte dei candidati alla presidenza sono state diverse e polarizzate. Se a sfidarsi al secondo turno saranno, come prevedono i sondaggi, il candidato indipendente di centro-sinistra, Emmanuel Macron e la leader del Front National, Marine Le Pen, la sfida sarà tra la Francia che vuole mantenere le porte aperte e quella che, invece, invoca la chiusura delle frontiere.Proprio sul tema dell’immigrazione, infatti, la candidata del Front National, ha incentrato il suo comizio di domenica scorsa a Parigi. Forse, come ipotizza Le Monde, per non perdere neanche un voto del suo elettorato tradizionale e recuperare terreno sul candidato di En Marche!, Macron, che sarebbe in testa nei sondaggi. Negli ultimi giorni, la leader del Front National ha promesso l’introduzione, una volta eletta, di una moratoria temporanea sull’immigrazione legale, il ripristino delle frontiere nazionali, attaccando persino il Papa, definendo “un’ingerenza politica” i suoi appelli all’accoglienza. All’indomani del nuovo attacco sugli Champs Elysées, inoltre, la Le Pen ha chiesto “nuove regole restrittive in materia di immigrazione, asilo e cittadinanza”. Si dice pronto a  “rinegoziare il Trattato di Schengen” dopo l’ennesimo attacco nella capitale francese anche il candidato dei Republicains, François Fillon, che finora si era detto favorevole al mantenimento della libera circolazione all’interno dell’Ue, lasciando aperta la possibilità di reintrodurre eventualmente dei controlli temporanei alle frontiere. Fillon propone, inoltre, di limitare i ricongiungimenti familiari tra i migranti e il “droit du sol”, la legge che permette ai bambini stranieri nati in Francia di ottenere la cittadinanza francese.Per l’indipendente Macron, e per i candidati socialista e di estrema sinistra, Benôit Hamon e Jean-Luc Mélenchon, invece, le frontiere Schengen sarebbero più che sufficienti. Macron, diversamente dagli altri candidati di sinistra, che vogliono mettere fine alla “militarizzazione del controllo dei flussi migratori”, propone di rafforzare semplicemente la vigilanza già presente ai confini. Il candidato di En Marche! è, inoltre, favorevole al mantenimento del “droit du sol”, alla riduzione dei tempi di risposta alle domande d’asilo, ed è contrario all’introduzione di un sistema di quote per limitare l’immigrazione legale. L’introduzione delle quote, per contro, è fortemente sostenuta da Marine Le Pen, che chiede di utilizzare questo strumento per portare il saldo migratorio ad un massimo di diecimila persone l’anno, ed anche da François Fillon, che vorrebbe inscrivere questo principio nella Costituzione.Lo scontro sulle cifreA far discutere in questi mesi di campagna elettorale sono stati anche i numeri tirati in ballo per affrontare il dibattito sull’immigrazione. La candidata del Front National, ad esempio, ha parlato spesso di più di 200mila immigrati “che ogni anno entrano legalmente nel Paese”. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica e studi economici (Insee) di Parigi, citati dall’emittente francese Rtl, però, il saldo migratorio nell’anno 2015 è stato positivo “soltanto” di 67mila persone. La stessa cifra, se non inferiore, è prevista per il 2016, mentre non ci sono ancora dati disponibili per il 2017. I candidati di sinistra, come Hamon, che hanno invocato, invece, in questi mesi, una stabilità del numero di ingressi negli ultimi anni, sono stati smentiti, per contro, da uno studio del demografo Michèle Tribalat, basato sui dati del ministero degli Interni e pubblicato da Le Figaro. Dal 2007 al 2016, secondo i dati pubblicati dal quotidiano francese, il numero delle domande d’asilo sarebbe, infatti, aumentato di circa un terzo: dai 172mila ingressi del 2007, si è passati, infatti, ai 228mila, stimati, del 2016. Con i flussi migratori che, secondo i grafici pubblicati dallo stesso quotidiano, hanno conosciuto un’impennata proprio dal 2012 al 2016, nel periodo corrispondente al quinquennato di François Hollande.





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