La Corea del Nord ha scelto una linea aggressiva in vista del prossimo insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. A poco più di due settimane dalla sua entrata a Washington il futuro Presidente degli Stati Uniti si trova già a dover rispondere a minacce nucleari. Nel rituale discorso di Capodanno il leader Supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea (del Nord), Kim Jong-un, ha annunciato che il suo Paese è ormai “potenza nucleare in Oriente e che anche i nemici più forti dovranno temere”. Kim Jong-un, il più giovane capo di Stato al mondo, ha fatto poi uno specifico riferimento all’attuazione della “fase finale prima della prova del lancio di un missile balistico intercontinentale”. Basterebbe mettere assieme le parole “nemici più forti” e “lancio di missile intercontinentale” per sospettare una minaccia offensiva contro il nemico storico della Corea del Nord, ovvero gli Stati Uniti.La risposta di TrumpLa risposta dei diretti interessati non si è infatti fatta attendere. Donald Trump ha così twittato nella giornata di ieri: “La Corea del nord ha appena dichiarato che è nella fase finale della realizzazione di un’arma nucleare capace di raggiungere parti degli Usa. Questo non accadrà”. Così come con l’ISIS, il tycoon non accetta minacce dirette contro gli Stati Uniti. Anzi, promette di prendere di petto la situazione.Il bluff di Kim Jong-unVi è da capire ora quanto le intimidazioni coreane siano reali o rappresentino un bluff. Dal 2006 ad oggi la Corea del Nord ha effettuato cinque test nucleari. Nel 2006, nel 2009, nel 2013 e infine gli ultimi due nel 2016. Il 6 gennaio dello scorso anno sarebbe stata testata una bomba H nel sito sotterraneo di Punggye-ri. Questa avrebbe provocato un’onda sismica del quinto grado della scala Richter. L’ultimo test è stato effettuato il 9 settembre scorso. C’è un ma. Sono infatti pochi gli analisti che credono alla versione del regime di Kim Jong-un. Sarebbe in particolare sospetto il raggiungimento della tecnologia per creare e testare efficacemente una bomba H. Le sanzioni Onu, in vigore dal 2006, avrebbero infatti colpito in maniera decisiva l’economia coreana, compreso il settore nucleare.Il Paese di Kim Jong-un non avrebbe potuto avere le risorse finanziarie per testare simili ordigni. Tuttavia non bisogna sottovalutare l’apparato bellico coreano, considerato che nell’ultimo anno sono stati effettuati una decina di test missilistici. In particolare uno di questi potrebbe aver dimostrato la capacità tecnologica coreana di costruire missili balistici intercontinentali. Gli stessi che sono stati usati come minaccia nel discorso di Capodanno.Bluff o meno l’obiettivo di Donald Trump è quello di far interrompere il programma nucleare della Corea del Nord. Come riportato dalla Reuters per far questo gli Usa possono intraprendere due strade, o quella diplomatica o quella militare. Considerati i rischi e i costi della seconda opzione, non rimarrebbe che una difficile e tortuosa strada diplomatica. La strategia adottata finora dai presidenti Usa è stata quella di affidarsi a Cina, Giappone e Corea del Sud. Fino ad ora sono stati loro i garanti della non aggressività di Pyongyang.La fine del “pivot to Asia”Sembra però che due di questi “alleati” abbiano perso la loro funzione anti Kim Jong-un. Come riportato dal Foglio la Corea del Sud sta attraversando una dura crisi politica. La presidente sudcoreana Park Geun-Hye risulta infatti sospesa, in attesa del giudizio su un caso di impeachment. Il “collega” della Nord Corea non ha perso tempo e sempre nel discorso di Capodanno ha puntato il dito contro il “corrotto” sistema politico di Seul.Se da una parte la Corea del Sud è momentaneamente in standby, dall’altra la Cina pare non essere più alleato gradito a Washington. Dopo la conversazione telefonica tra il tycoon e la leader taiwanese, i rapporti Usa-Cina si sono incrinati. Donald Trump ha poi recentemente rimarcato i toni con un tweet. “La Cina ha preso una grande quantità di soldi e ricchezze agli Usa in un rapporto commerciale a senso unico ma non aiuterà con la Corea del Nord. Bello!”, ha così twittato il Presidente eletto degli Usa.Trump non crede dunque che Pechino abbia la volontà di contenere la minaccia nordcoreana. Un’idea che è stata rafforzata da alcuni articoli usciti sul giornale cinese Global Times, in cui veniva messo in discussione il ruolo della Cina come argine contro “forze ostili” agli Stati Uniti. Sembra dunque che il sogno di Obama del “pivot to Asia” sia fallito e che abbia lasciato spazio al ritorno di una più cinica realpolitik.
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