Da Cracovia Il primo agosto del 1944, alle 5 del pomeriggio, Varsavia si ribellava alle forze naziste, che la tenevano sotto una feroce dominazione dal settembre 1939. Munizioni e cibo erano sufficienti solo per qualche giorno, ma la città resistette due mesi. L’aiuto che ci si aspettava dagli Stati alleati non arrivò mai, né intervennero le forze sovietiche, che controllavano l’altra metà dei territori polacchi. In ottobre si contarono le vittime: circa 18mila soldati e 150mila civili. Soppressa la rivolta, le autorità naziste diedero l’ordine di «far sparire Varsavia dalla faccia della terra».Il primo agosto di ogni anno, da vent’anni a questa parte – ovvero da quando è libera – la Polonia ricorda questa data, osservando un minuto di silenzio esattamente alle cinque del pomeriggio. A Cracovia, sotto lo sguardo perplesso dei pellegrini ancora in città per le Giornate Mondiali della Gioventù, tram, autobus, auto, pedoni e ciclisti si sono improvvisamente fermati per un minuto, ognuno portando il pensiero a quel gruppo di polacchi che aveva tentato di ristabilire la libertà proprio nel mezzo dei due giganti totalitari. Il religioso silenzio viene poi rotto da slogan e petardi, mentre ondate di fumo rosso e bianco colori della bandiera polacca – avvolgono la piazza del mercato. Alle spalle di un gruppo di ragazzi, vestiti con i colori e i simboli della Polonia, si forma una fiumana di persone. A un loro grido, giovani madri, signore di mezza età e ragazzi, alcuni commuovendosi, declamano: «Gloria e memoria agli eroi, Morte ai nemici della madrepatria, Fede, onore, patria!». Fede, Onore, Patria sono anche le parole usate da Szimon Kasinski, leader del movimento Gioventù Polacca, per descrivere quali sono i cardini dell’organizzazione di cui fa parte. Barba curatissima, lunghe ciglia e un perfetto inglese, non è certo l’immagine che ci si aspetterebbe di un leader nazionalista. Sopra i pantaloni beige, però, una maglietta con slogan «La Polonia ai polacchi», nonostante la grafica accattivante, lascia pochi dubbi. Scopo principale del movimento Gioventù Polacca, creato da giovani e rivolto ai giovani, è formare e informare le nuove generazioni.«Crediamo che la Polonia abbia un serio problema: la totale mancanza di una classe intellettuale preparata e pronta a governare e a servire il Paese. Il perché è nella storia: durante la Seconda Guerra Mondiale, sia Hitler sia Stalin avevano lo scopo preciso di annientare non solo gli oppositori al regime ma tutta la classe dirigente polacca, in modo da poter colonizzare un territorio completamente asservito. Basti pensare a Katyn», dove, nel corso del 1940, furono ammazzati sistematicamente migliaia di scienziati, soldati, intellettuali e funzionari polacchi per mano dei servizi segreti sovietici. «Col tempo abbiamo perso questa continuità fra generazioni, persone istruite e morali che potessero a loro volta preparare i figli a servire il Paese. Negli anni Novanta poco o niente è cambiato, e anche oggi i nostri politici non sono preparati, non solo ad agire senza seguire i propri interessi ma anche a trattare con competenze adeguate le questioni del Paese».Le attività intraprese dal movimento sono numerose, e includono rievocazioni storiche, azioni di protesta e una marcia per l’indipendenza che ogni anno a novembre raduna decine di migliaia di manifestanti. Ma ciò che desta interesse sono le Scuole Quadrimestrali (Szkola Kwartalna, così chiamate perché si tengono ogni quattro mesi). Durante questi ritiri di tre giorni, che si svolgono di volta in volta in regioni diverse, giovani polacchi provenienti da tutto il Paese partecipano a lezioni e seminari, discutono, stringono legami, mangiano e dormono insieme, di norma in qualche angolo sperduto della campagna polacca. Gran parte dei suoi membri, tra cui Szimon, si sono uniti a Gioventù Polacca dopo aver partecipato a una delle Scuole.«Sappiamo quali sono le lacune e i desideri dei ragazzi perché sono le nostre stesse lacune e desideri. Sappiamo che a causa del sistema scolastico polacco in costante cambiamento a ogni avvicendamento politico il programma di studi non arriva mai a coprire la storia recente, e che i ragazzi devono cercare altrove informazioni», soprattutto riguardo quella che Kasinski chiama la seconda storia: ovvero quegli ultimi 25 anni in cui la Polonia è diventata ciò che è. La Scuola si propone quindi di venire incontro ai ragazzi che vogliono informazioni, ma non solo. Intende fornire delle vere e proprie competenze in ambiti quali macro e micro economia, giurisprudenza e ordinamento dello Stato, ma anche etica, e in breve chiavi di lettura per il mondo attuale e i problemi della Polonia di oggi. A prendere la parola durante gli incontri sono ex membri del movimento, troppo cresciuti per farne parte, giovani dottorati o professionisti che condividono con i nuovi arrivati alcuni aspetti della propria disciplina.«Ma organizziamo anche incontri con i veterani di guerra; abbiamo invitato un sacerdote a parlare di bioetica, un membro del partito di opposizione Solidarnosc a raccontare della lotta al regime sovietico. Cerchiamo di richiamare personalità diverse, anche se non rispecchiano in tutto la nostra visione». Gioventù Polacca è stata fondata il 2 dicembre 1989, ma Szimon parla di rifondazione perché il gruppo si considera a tutti gli effetti continuazione della Società Accademica Gioventù Polacca, fondata nel 1922 e messa al bando nel ’39. «Anche i veterani della vecchia Società riconoscono in noi i loro successori, cosa per noi molto importante. Ma abbiamo cambiato il nome eliminando la connotazione accademica». L’organizzazione infatti è aperta a tutti i ragazzi e ragazze fra i 16 e i 29 anni, e benché la maggior parte di loro siano studenti universitari o di liceo, negli ultimi cinque anni molti ragazzi provenienti dagli istituti tecnici hanno cominciato a interessarsi all’attività di Gioventù Polacca. Lo stesso Szimon, 26 anni, è programmatore informatico. «Per molto tempo la nostra organizzazione è stata composta in maggioranza da studenti delle facoltà umanistiche. Ma negli ultimi anni c’è stato in Polonia un risveglio patriottico, che ha coinvolto tutta la società, e che ha avvicinato a noi anche ragazzi con un’educazione professionale. Anche chi non è interessato alle problematiche sociali o alle scienze politiche, per via di questa nuova attitudine a pensare di più al Paese, è portato a far parte di un’organizzazione politica. I ragazzi si sono semplicemente accorti che non è il lavoro la cosa più importante al mondo, che ci sono altri valori più importanti».Allo stesso tempo le ragioni che spingono i giovani a una presa di posizione sono molto pratiche. Benché la crescita del Paese sia positiva e il tasso di disoccupazione in diminuzione, i giovani polacchi hanno difficoltà a trovare un lavoro pagato dignitosamente, che gli consenta di avere un tenore di vita europeo. «È facile trovare un impiego rapidamente, ma bisogna accontentarsi di una paga che si aggira intorno ai due euro l’ora. Un altro problema è la difficoltà a essere assunti con un contratto di lavoro continuativo. Di norma il datore di lavoro preferisce contratti a breve termine, di tre mesi, da rinnovarsi. Con questa instabilità lavorativa e i soldi contati, è impossibile crearsi una famiglia».E in una società fortemente cattolica come quella polacca, l’impossibilità a formare una famiglia viene vista come un fallimento esistenziale. Se si chiede ai nuovi membri cosa li ha spinti a entrare a far parte di Gioventù Polacca, però, citeranno la sua componente idealista. Per Jakub Szczodry, lo scorso anno partecipante della Scuola e oggi membro di Gioventù Polacca, «è l’unico gruppo che realmente si occupa di patriottismo, della storia della nazione polacca, che tratta il benessere nazionale come l’elemento più importante delle proprie azioni quotidiane. È l’unico gruppo che afferma gli ideali in cui credo». Fede, Onore, Nazione.Benedetta Leardini
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